Pillole di tutto un po’- Voglio dormire nel vostro letto!

Ve lo dicono mai? A casa nostra ora è la stagione di Greta, che non perde mai un’occasione per esternare grandi paure serali per poi formulare la tipica richiesta: posso dormire nel vostro letto?

E la risposta è chiaramente: no! Non puoi dormire nel nostro letto, dolcezza, perché: c’è-già-Viola-che-viene-nel-lettone-di-notte-poi-in-quattro-dormiremmo-molto-scomodi-poi-se-anche-le-altre-sorelle-volessero-venire-non-entreremmo-proprio-e-comunuqe–mamma-è-stanca-che-ha-lavorato-tutta-la-notte-e-papà-è-di-guardia-stanotte-per-cui-se-lo-chiamano-dall’ospedale-ti-svegli anche-tu-e-comunque-tu-sai-che-ognuno-ha-il proprio-letto-quindi-dai-tesoro-mamma-ti-accompagna-nel-tuo-lettino-leggiamo-un’ultima-storia-poi-ti-rimbocco-le-coperte-e-tu-dormi-serena-che-domattina-dovete-andare-a-scuola.

Figlio: “Va bene, mamma, certo: dormo nel mio letto”.

Poi c’è la REALTÀ.

Nella realtà, una lieve sorpresa con disappunto si dipinge sul volto dei genitori colti, dalla richiesta, quel tanto impreparati, quanto basta a lasciare il tempo, al piccolo invasore di lettoni, di studiare con astuzia attraverso quale pertugio si può infilare.

Di solito il pertugio è quello della spossatezza, o qualcosa di simile ad essa.

Almeno a casa mia succede così.

E la richiesta di andare a dormire nel letto dei genitori è una tradizione sorellesca, che si tramanda da Elena a Irene, da Irene a Greta e, sicuramente, arriverà anche a Viola.

Tanto che anni fa la Nonna si sentì in dovere di regalare alla allora duenne Irene un libro dal titolo, appunto: Mamma, voglio dormire nel vostro letto! di Harriet Ziefert (libro che ho trovato in catalano, spagnolo e inglese ma non in italiano Mommy, I Want to Sleep in Your Bed! – Harriet Ziefert – eBook – Mondadori Store e che vi consiglio caldamente).

Non starò a parlare di co-sleeping o di teorie filosofiche sul dormire insieme o separati, se è giusto o sbagliato stare nella stessa stanza, ognuno fa un po’ come gli pare e, soprattutto, COME PUÒ, basta che non ci sia nulla di patologico o antiigienico. Non so se ho da insegnare qualcosa a qualcuno, ma posso raccontare la mia esperienza di mamma che è evoluta col moltiplicarsi delle proprie figlie in una direzione che include tre fondamentali categorie dirette all’adulto: la sopravvivenza, la pragmaticità e la coerenza.

Quindi, col passare degli anni, delle figlie e delle notti, ho imparato ad abbandonare una serie di filosofie e sovrastrutture teoriche che non comprendevano la possibilità di essere applicate immediatamente alle situazioni che mi si presentavano.

Non so se il metodo che ne è nato sia riproducibile per altre famiglie.

Piuttosto, il concetto fondamentale che estrapolo dalla mia esperienza e che sì, credo sia applicabile un po’ a tutti, e non solo riguardo all’argomento del lettone, ma anche a molti altri, è riassumibile in una frase che qualcuno una volta mi disse, non so chi, ma certamente un gran filosofo: a diciotto anni dormirà nel suo letto.

Quindi, a un certo punto della mia carriera di mamma, mi sono detta: a che serve opporre resistenza, se in fondo mia figlia prima o poi dormirà nel suo letto e tutto sommato sta solo cercando un po’di calore umano? Tutti abbiamo bisogno di affetto e sicurezza, in fondo si tratta solo di quello.

Ricordo quando anche io andavo a dormire dai miei genitori: percorrere nel buio silenzioso della notte quei venti metri che separavano il mio letto da quello dei miei, tra insenature oscure della parete e porte che nascondevano inenarrabili paure, era terrificante. Cosa animava comunque i miei passi? Il bisogno di quel contatto, quella presenza certa e buona che scacciava via le altre, immaginate e orrorifiche.

Peraltro, intraprendere una battaglia con una bambina stanca e impaurita, quando anche noi siamo stanchi e magari ancora rimane da sistemare la cucina, mandare un bucato, preparare gli zaini… può essere davvero una cattiva idea. Perché dunque mantenere il punto, se in fondo si tratta solo di una questione di principio? Se lei si sente più tranquilla addormentandosi sul cuscino di mamma, che lo faccia. Poi il papà la mette nel suo letto, e tutti felici.

E così, quando una figlia mi chiede se può dormire nel nostro letto, la risposa generalmente è: sì, puoi, ma poi quando mamma e papà vanno a letto ti portiamo nel tuo.

E quando questo succede in piena notte: “Mamma, papà, ho fatto un brutto sogno, posso…?”

“Sì, sì! Mettiti qui e dormi!”

E sapete cosa succede la maggior parte delle volte? Che la figlia sopravvenuta nell’oscurità torna al mittente in silenzio, perché è lei la prima a stare scomoda! In fondo quando una cosa è concessa è anche meno appetibile: se sanno che possono farlo, non ne avranno troppo bisogno.

La cosa positiva, nel nostro caso, è quindi che non essendo un vero tabù, la richiesta del lettone non è manco così tanto frequente.

E poi penso: quando avranno diciotto anni non ci penseranno proprio a dormire con me, quindi tanto vale approfittare di piccoli istanti di felicità.

Laura Minguell Del Lungo

Puoi contattarla su Instagram lauraminguelldellungo o Facebook Laura Minguell Del Lungo

Oltre a tenere questa rubrica, Laura ha scritto anche due romanzi: “Lucertole” e “Gli angeli di Barcellona”. Per approfondire o acquistare i suoi libri: LaVitaFelice.it e Amazon.it : laura minguell del lungo