Pillole di tutto un po’ – Mamma, papà, ho paura del buio!

Quante volte vi siete sentiti rivolgere questa frase?

E ora vi chiedo: come reagite? Cosa rispondete? E soprattutto: cosa fate?

Al di là dell’improvvisata rassicurazione, della frase sussurrata nell’orecchio, della carezza anti-paura e dell’ennesima storia della buonanotte strappata alla prostrazione di fine giornata, avete davvero un metodo infallibile per sconfiggere le paure notturne dei vostri pargoli?

Cioè uno che funzioni anche quando tutto il resto ha fallito?

Io sì! Il risultato è garantito. Richiede solo pochi minuti in più nel tratto finale della giornata, e un po’ di olio di gomito la mattina dopo.

Scommetto che non state più nella pelle per sapere di che si tratta… Non vi parlerò del sonno dei bambini, né di psicologia o pedagogia. Né delle paure dei bambini e del bambino che è in ogni adulto. Per quelle cose lì, compratevi un bel manuale. Io ho solo un astuto trucchetto.

Eccovi la mia chicca.

L’idea mi è nata una sera in cui ero affranta dalla stanchezza; forse ero reduce da una guardia notturna movimentata e da una giornata piena tra lavoro e attività extrascolastiche. Quando nella penombra della stanza da letto delle bimbe tutto già taceva, mi diressi in punta di piedi verso la porta, come un ladro di merendine che esce furtivo dalla cucina.

Con la coda dell’occhio scrutavo i tre lettini con la speranza di non scorgere nessun movimento dentro di essi. Attraversavo quell’atmosfera sospesa del sonno che sta arrivando, in bilico tra sogno e coscienza, quando Elena, la maggiore, tirò fuori, con una vocina flebile da sotto il piumone: “Mamma, mi è venuta in mente la Casa della Paura”, riferendosi a una casa dell’orrore per bambini che aveva incautamente visitato tempo prima assieme alla sorella Irene e al papà.

Ovviamente stramaledissi mio marito per averle portate in quel posto, e anche avrei strozzato mia figlia, perché immediatamente, come una reazione a catena, manco fossimo in un reattore nucleare, da quella calma placida dell’addormentamento, in cui la musica delicata del carillon riempiva lo spazio indisturbata, sorse come un’ondata anomala un coro di vocine: “Anche a me! Ho paura, non riesco a dormire…”.

Allora mi rivolsi a Greta, la più piccola: “Ma se tu manco ci sei entrata nella Casa della Paura!”.

“Ma mi fa paura lo stesso.”

Di fronte alla mancanza di logica ho imparato a non argomentare.

Provai però a trattare altri temi, come: “La Casa della Paura non può muoversi per venire da voi, qui siete al sicuro, quindi non può farvi del male. In casa abbiamo l’allarme, non può entrare nessuno senza che arrivi subito la polizia. I mostri della Casa della Paura sono solo pupazzi, non fanno paura davvero, sono finti, come i vostri peluche, non possono fare male a nessuno. E poi mamma ha sonno, è tardi, dovete andare a dormire, domani c’è scuola…”.

Niente pareva funzionare. La paura, ovviamente, non segue ragionamenti razionali. Né tanto meno si preoccupa degli impegni o delle necessità altrui. Ero disperata. Avevo un impellente bisogno di risolvere quel disastro.

L’eco di vocine spaventate e soprattutto insonni, che era ciò che più mi preoccupava, poiché costituivano l’ostacolo insormontabile tra me e il mio letto, continuava a riempire l’aria, coprendo il malinconico suono del carillon, mera reliquia di un magico momento perso per sempre.

Al ché ebbi una illuminazione.

Le mie figlie avevano paura di vedere nei loro sogni i mostri della Casa della Paura, e che questi potessero spaventarle nei sogni. Mi ricordai di un libro che avevo letto tanti anni prima, credo fosse Gli occhiali della nonna, in cui appunto la nonna indossava gli occhiali all’ora di andare a dormire per vedere meglio quello che sognava, altrimenti non avrebbe riconosciuto le persone. La logica stringente di questo espediente narrativo era analoga alla logica della paura. Avevo bisogno di qualcosa di simile.

“Bambine”, dissi con l’allegria di Archimede quando esclamò ‘Eureka!’, “ma se voi foste più spaventose dei mostri della Casa della Paura loro avrebbero paura di voi, vero?”.

“Sì…” bisbigliarono loro tra finte lacrime e musi lunghi, scrutandosi tra loro per capire quale trend seguire a seconda del mood generale.

“Di cosa potrebbero avere paura questi mostri?” indagai.

“Di Occhi Infuocati Sparafiamme!” disse una.

“Di Corna Appuntite Pungenti!” esclamò un’altra.

“Di Denti Affilati di Dracula!” fece eco l’ultima.

E così via, tra Orecchie Fagocitanti e Braccia Rotanti, mi elencarono una sfilza di terribili dissuasori per mostri.

Andai in bagno a prendere i trucchi e dipinsi sulle loro facce un Occhio Ipnotico Antimostro, un Naso Sparapuzze e una Dentatura Avvelenata.

A mali estremi, estremi rimedi.

Parevano finalmente soddisfatte. Si riaccucciarono serene sotto ai loro piumoni, convinte che, qualora i Mostri della Casa della Paura avessero deciso di visitarle nella notte, sarebbero stati sconvolti dalle loro spaventose facce e le avrebbero lasciate in pace.

Da allora, ogni tanto, c’è bisogno di dipingere qualche Arma Segreta Antimostro prima di addormentarsi, e non fa niente, se basta così poco per dileguare la paura.

Vi consiglio di provarci quando fallisce tutto il resto e siete proprio alla frutta. Peraltro, non bisogna manco essere bravi truccatori, anzi: più il risultato è brutto e mostruoso, più efficace sarà nel dissuadere i mostri dall’avvicinarsi. Pertanto armatevi di matita e pazienza, imparate a dipingere con gli occhi della fantasia i volti dei vostri figli, e la paura della notte non sarà più l’ostacolo che vi impedisce di infilarvi nel letto.

Però ricordatevi che la mattina dopo avrete bisogno di cinque minuti in più per lavare i visetti ancora stropicciati dal sonno.

E sogni d’oro a tutti!

Laura Minguell Del Lungo

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Oltre a tenere questa rubrica, Laura ha scritto anche due romanzi: “Lucertole” e “Gli angeli di Barcellona”. Per approfondire o acquistare i suoi libri: LaVitaFelice.it e Amazon.it : laura minguell del lungo