Creativando – Pollice verdolino pallido

Prima che vi addentriate nella lettura di questo post, è necessario fare una premessa: se avete un orto, un fazzoletto di terra o un balcone fiorito, se siete tra quelle persone che comprano piantine striminzite in vivaio e poi le trasformano in arbusti rigogliosi o che acquistano sementi e si assicurano così frutta e verdura per tutta la stagione, ecco, quello che segue non fa per voi.

Questo post non è per i virtuosi della vanga, ma per i negati come me. Se appartenete alla prima categoria, la lettura che segue servirà soltanto a farvi una sana risata -e in questi tempi duri ce n’è bisogno- e in tal caso sarò felice che la mia imbranataggine si sia rivelata utile.

Se invece non vi siete mai cimentati nel giardinaggio o magari lo avete fatto ma con scarsi risultati, non temete: le proposte che seguono sono semplicissime!

Gli orti, la terra, i germogli che spuntano timidamente e si trasformano in piante, i fiori che compaiono sui fusti, i petali che cadono lasciando lo spazio a fragoline, lamponi, pomodorini, melanzane: tutto questo esercita su di me un fascino magnetico.

Non so neanche quale sia il motivo: forse i miei ricordi di bambina con mio zio che entra dal balcone per non lasciare impronte di terra nella casa della nonna mentre porta pomodori, susine, peperoni, forse la consapevolezza di un legame atavico con “madre Terra che ci nutre e ci sostenta”, forse semplicemente il desiderio di ciò che non ho vissuto, avendo abitato sempre in città.

Da quando sono diventata mamma, questo sentimento è cresciuto esponenzialmente, trasformandosi nel desiderio di far fare esperienza di “orto” ai miei bambini.

Purtroppo però che la mia inesperienza sommata alla difficoltà reale di far crescere qualcosa in vaso ci ha regalato un sacco di delusioni. Sul mio balcone muore tutto. Ho cambiato tipo di terriccio, ho provato diversi concimi, ho modificato la posizione e con essa l’illuminazione, ho tentato associazioni di piante diverse, le ho annaffiate spesso, poco, pochissimo. Ho chiesto a mio papà di dirmi se e quando annaffiarle. Nulla. Le piante che arrivano qui sono perdute.

E dire che i bimbi si prodigano per loro, le guardano con occhi adoranti e sussurrano loro parole piene di affetto. Niente. Sono arrivata a pensare che probabilmente le piante che desiderano suicidarsi cerchino in qualche modo di attirare la mia attenzione in modo che io le acquisti e ponga fine alla loro vita.

C’è stata un’eccezione: un anno siamo riusciti a coltivare i pomodorini a grappolo. Quattro piccoli e verdissimi ma coraggiosi pomodori sono cresciuti sotto le nostre cure amorevoli. I bimbi erano entusiasti. Io invece guardavo il calendario. Pochi giorni ci separavano dalla partenza programmata per le vacanze. I giorni passavano e i pomodori non si decidevano di virare dal verde al rosso. Ho preso una decisione drastica, anche se poco onesta. Il giorno prima della partenza, mentre i bimbi dormivano, ho raccolto e buttato i pomodori verdi e ho messo in un cestino quattro ciliegini rossi, ovviamente comprati. Al risveglio i miei figli hanno potuto assaggiare i “loro” pomodori.

Nonostante le disavventure, (tentare di) fare l’orto sul balcone ci assicura sempre tanti momenti felici, al di là dei risultati.

Per questo motivo, voglio condividere con voi alcune attività a riguardo, adatte anche a chi non ha nessuna esperienza:

1) Preparare il terreno

Si tratta di un’attività semplicissima ma molto “sporchevole”. Per quanto io mi organizzi con cambi scarpe e fogli di giornali davanti al balcone, non riesco ad evitare di avere impronte di terra in tutta la casa. Per limitare i danni, faccio cosi:

· Tengo una borraccia a portata di mano, per evitare che i bambini facciano su e giù dal balcone alla cucina, e mi assicuro che abbia il beccuccio già aperto in modo che le manine sporche di terra non lo tocchino.

· Chiedo ai bambini di togliersi scarpe e calze appena rientrati in casa.

· Tappa obbligata a lavare le manine dopo l’attività nel bagno più vicino al balcone.

L’attività consiste nel mischiare il terreno nel vaso, smembrando le zolle più dure, aggiungendo acqua e rendendo la terra più omogenea. Ogni bimbo ha una piccola vanga (ma va bene anche una paletta da spiaggia). Di solito svolgiamo questa attività all’inizio della primavera, per preparare il terreno ad accogliere semi e piantine. Solitamente aggiungiamo anche un po’ di quella che chiamiamo “pappa delle piante”: un frullato a base di scarti vegetali (escluse le bucce di agrumi ed eventuali avanzi cotti) e acqua. Talvolta aggiungo anche del concime biologico.

Se si hanno bambini in fase orale, questa attività risulta un po’ problematica, perché esiste il rischio concreto di una parassitosi (mia figlia prese gli ossiuri: nulla di grave ma sicuramente fastidiosi). Se il più piccolo di casa è davvero piccolo, si può approfittare del suo pisolino. Altrimenti, gli si può fornire un vaso con farina e qualche fondo di caffè -che darà un colore marrone rendendo il contenuto simile a quello dei fratelli- in modo da lasciarlo sperimentare in libertà.

2) Seminare i legumi

Un’attività dalla riuscita assicurata è la semina di legumi. I legumi non hanno bisogno di concime ed è semplice ottenere delle piantine. L’unica accortezza è quella di lavare le manine prima dell’attività per evitare contaminazioni con muffe o altri funghi.

Di solito seminiamo parte dei legumi su dischetti di cotone posti in vasetti di vetro e i rimanenti nel terreno. La prima modalità consente di vedere tutte le diverse fasi della germinazione, mentre la seconda porta con sé il fascino di scavare piccoli buchi nel terreno, mettere i semi e stupirsi quando dal terreno spunteranno le prime foglioline.

Oltre ai legumi, si possono seminare chicchi di grano o farro, semi di frutta consumata in casa ma il risultato non è assicurato allo stesso modo.

3) Travasare e curare le aromatiche

Piantine che normalmente vivono anche sui balconi cittadini sono le aromatiche. Inutile dire che da noi neanche queste sopravvivono a lungo, ma riescono a resistere abbastanza da trarne soddisfazione.

Travasare le piantine acquistate al mercato è sempre un’attività piacevole per i bambini. Bisogna prestare attenzione alle associazioni di piante, chiedendo magari consiglio a qualche contadino, per evitare di mettere nello stesso vaso piante con esigenze di acqua e luce molto diverse.

È molto divertente poi per i bambini raccogliere foglioline e rametti da utilizzare per insaporire i piatti. Inoltre, cucinare con gli aromi permette di eliminare o almeno ridurre il sale, e questo rende più salutare l’alimentazione di tutta la famiglia.

Cosa fare poi se, presi dai tanti impegni di una famiglia numerosa, ci dimentichiamo di annaffiare le nostre aromatiche e ce le ritroviamo stecchite, in attesa di un innaffiatoio che non è mai arrivato? Niente paura, possiamo fingere con i bimbi che si tratti di una strategia. Raccogliamo rametti e foglie e mettiamo in forno a 60° (il tempo varia in base allo stato di secchezza in cui le abbiamo ridotte). Facciamo raffreddare e poi sbricioliamo il tutto insieme ai bambini. A quel punto possiamo confezionare vasetti di aromi secchi e otteniamo così un’ottima idea regalo!

4) Piantare le cipolle

Non so se capita anche a voi, ma a casa mia spesso le cipolle e le patate germinano. Avviene una sorta di contrappasso: ciò che in balcone curo con attenzione, schiatta, ma ciò che in dispensa viene dimenticato, prospera.

Per i bambini vedere i germogli è sempre una magia. Quest’anno abbiamo provato a sfruttare le nostre cipolle germinate: seguendo le istruzioni trovate in rete, abbiamo eliminato la parte inferiore del bulbo e abbiamo trapiantato in vaso il rimanente. Non so dirvi ancora nulla del risultato, ma sicuramente abbiamo trascorso un momento piacevole.

5) Costruire uno spaventapasseri

Uno dei motivi per cui le nostre semine non vanno a buon fine è che i semi, anche se interrati, vengono intercettati dagli uccelli. Abbiamo deciso allora di costruire uno spaventapasseri: abbiamo ritagliato delle sagome nere di gufi e di cornacchie e le abbiamo messe a guardia dei nostri vasi.

6) Fare esperienza in un orto collettivo

Nella mia città, Torino, esiste una realtà stupenda e cioè quella degli orti urbani. Talvolta si tratta di orti collettivi, quindi che vengono gestiti dalla comunità, e altre volte da orti singoli, che vengono dati in utilizzo a singole famiglie seguendo una graduatoria.

Nel nostro caso abbiamo fatto un’esperienza meravigliosa in un orto collettivo, gestito dall’associazione Case Matte. Siamo stati accolti e coccolati come in famiglia e abbiamo scoperto una realtà dove davvero si fa comunità e si sperimenta la gioia di fare qualcosa di bello insieme. Persone anziane, disabili, giovani desiderosi di mettersi in gioco vengono coinvolti attivamente e, prendendosi cura di un terreno, si prendono cura gli uni degli altri. Ognuno mette a disposizione ciò che ha: la forza fisica, l’esperienza, la conoscenza, il tempo.

Abbiamo annaffiato, fatto delle talee, preparato vasetti per la semina. Soprattutto abbiamo fatto esperienza di cittadinanza attiva: c’è un gap tra gli ideali di condivisione e sostenibilità ambientale e la vita cittadina, frenetica e centrata sui bisogni del singolo (o della singola famiglia). Gli orti urbani colmano questo gap creando un ponte, che tutti possono percorrere. Un terreno abbandonato diventa un orto e un posto dove le persone possono rinascere.

7) Lasciare spazio alla natura

Provate a lasciare uno dei vasi, riempito di terriccio, senza né semi né piante. Potrebbe succedere che il vento porti qualche seme e che, senza che si faccia nulla, questo germogli. Troveremo quindi una pianta spontanea che non abbiamo coltivato, ma che regalerà a noi e ai nostri figli un momento di stupore. Da questa piccola esperienza possiamo imparare a non controllare tutto e ad accettare di essere parte della natura senza necessariamente doverla governare.

8) Preparare bombe di semi

Questa attività si trova spesso in rete tra le proposte ecologiche per bambini. È necessario acquistare dei semi di fiori spontanei (in genere si trovano pacchetti con associazioni di fiori amici delle api o delle farfalle, per contribuire al mantenimento della biodiversità) e del terriccio. Con questo materiale si confezionano una sorta di polpettine, che andranno poi liberate nei parchi, nelle aree verdi e nei terreni abbandonati.

Personalmente svolgo questa attività direttamente all’aperto perché sono certa che altrimenti troverei terra in ogni stanza. Porto con me l’occorrente e poi, seduti su di una coperta in un prato, ci mettiamo al lavoro.

Se avete dubbi sul gradimento di queste attività, posso assicurarvi che i bambini le amano: l’unica certezza che ho, quando dico ai miei figli, usando un eufemismo, “facciamo orto?”, è proprio il livello della loro soddisfazione.

Diletta

Puoi contattarla su Facebook Diletta Di Rocco o Instagram diletta_lestoriedeipanzini

Oltre a tenere la rubrica Creativando su questo blog, Diletta ha scritto anche un libro per bambini: Caccia al tesoro per veri fratelli maggiori (anche sorelle va bene)