Pillole di tutto un po’ – Piccole donne crescono

In questi giorni si celebra la giornata internazionale della donna. Ho pensato quindi alle mie piccole donne: le mie bambine, che a un certo punto diventeranno donne.

La pubertà, e poi l’adolescenza, sono fasi della vita, per le donne così come per gli uomini, molto complicate, sia per chi le vive in prima persona, sia per chi le deve gestire dal di fuori.

Sono momenti della vita che ci riguardano tutti, eppure rimangono così poco compresi, sempre avvolti da un alone di mistero, tra pudore e incomprensione, tra aspettative e vergogna.

Come medico e come donna, rivendico invece il diritto delle persone a vivere questo momento con naturalità e positività. Non è facile, prima di tutto perché siamo per primi noi adulti, spesso, a sentirci a disagio di fronte a certi cambiamenti, fisici, psicologici, comportamentali dei nostri figli. Però diciamo che ci provo! Non ho velleità da psicologa o da educatrice, voglio solo condividere con voi la mia visione.

Qualche tempo fa, una mia amica (che peraltro è psicologa!) mi parlava di Abril, la sua figlia di dieci anni, che già comincia a manifestare i primi segni puberali. Mi diceva che la trova tremendamente ingrassata, che i vestiti le stanno stretti, ma che la bambina nega rotondamente i fatti e continua a indossare abiti che le stringono dappertutto. Io, osservando la bimba, non direi affatto che sia grassa, al contrario. Ma certamente ho colto nella mamma una grande inquietudine rispetto al corpo di sua figlia che cambia.

Non voglio sembrarvi saccente o presuntuosa: questa inquietudine la condivido appieno. So che, con Elena di dieci anni, si parano innanzi a noi anni difficili per tanti motivi, a cui seguiranno a ruota le tre sorelle.

Elena ha molto chiaro quello che succede durante la pubertà, perché se ne è parlato da sempre a casa, con libri e disegni, spiegazioni dei fatti vitali (vedi nascita delle sorelle) e soprattutto risposte alle domande. Mi raccomando: RISPONDERE SEMPRE ALLE DOMANDE!

Umberto Galimberti, tra le tante cose sagge che dice, mi ha insegnato una cosa fondamentale: non lasciare mai una domanda di un bambino senza risposta. Se non conosciamo la risposta si può dire con semplicità: “Non lo so. Cercherò di trovare la risposta per te. Lasciami tempo per documentarmi” o “Se vuoi ci informeremo insieme al riguardo” o “Possiamo chiedere al papà/mamma/nonno/pediatra/maestro…”.

D’altro canto, a volte non è che non conosciamo le risposte alle domande che ci fanno, bensì ci sentiamo scomodi a dover rispondere. O inadeguati. In questo caso si può comunque prendere tempo, utile per prepararsi un discorso più completo (“Ora mi prendi alla sprovvista, lasciami organizzare le idee e questo fine settimana ne parliamo”) oppure coinvolgere soggetti più portati, come l’altro genitore, o uno zio/zia, amico/amica o dei professionisti, come psicologi, sessuologi, pediatri o ostetriche.

Detto ciò, a casa mia rispondiamo in qualche modo sempre a tutte le domande. Quindi credo che Elena non abbia grossi interrogativi, per ora, su quello che sta vivendo e quello che la aspetta. E manifesta, con assoluta naturalità, il suo desiderio di non crescere mai! Questo romantico desiderio alla Peter Pan riguarda, più che l’aspetto fisico, l’ambito psicologico e di gioco, le responsabilità e le rinunce, i diritti e i doveri. Ma piano piano anche questo desiderio infantile si smussa e si alliscia, fino a ché, lo so, diventerà un tenero ricordo di infanzia, quando ci saranno le prime uscite con le amiche e i primi vestiti succinti.

Guardando la mia bambina, che è quasi alta quanto me, che si muove sinuosa e inconsapevole della propria bellezza, sono orgogliosa di come l’abbiamo condotta fino a qua, accompagnata con discrezione ma con controllo, lungo le trasformazioni della sua piccola vita.

Mi ricordo invece, per contrapposizione, di me alla sua età, e del mio senso di inadeguatezza rispetto a tutto quello che pubertà e adolescenza portavano nella mia vita. Quel disagio e quella estraneità, ho impiegato anni per scrollarmeli di dosso. Eppure a casa mia non mancavano libri di educazione sessuale; avevo anche un fratello maggiore che rendeva espliciti molti argomenti tradizionalmente tabù.

Quindi, mi son chiesta, cosa realmente facilita un ingresso soave e naturale nella pubertà? Le conoscenze teoriche evidentemente non bastano.

A ben pensarci, e dopo aver partecipato a vari seminari sull’argomento, aver letto libri e articoli al riguardo, analizzando la mia esperienza, credo che, oltre alle risposte/conoscenze sugli aspetti strettamente biologici e psicologico-culturali della propria maturazione sessuale, i bambini e gli adolescenti abbiano bisogno di altri due pilasti per sentirsi sereni in quel processo: il primo è l’amore incondizionato, il secondo è la naturalità rispetto al corpo e alle cose del corpo, senza sforare nel fanatismo fricchettone.

Tendiamo a dare per scontati entrambi, ma in realtà non lo sono affatto.

Ogni genitore degno di questo nome giura amore eterno e incondizionato per i propri figli, ma poi riuscire a trasmetterlo è un altro paio di maniche. Una mia cugina una volta mi ha detto una frase incredibilmente vera, parlando delle difficoltà che riscontra nell’educazione del suo primogenito: “Ho capito che non deve starmi simpatico, devo solo amarlo così com’è”. È molto difficile comprendere questo passaggio, e ancor più difficile applicarlo. Ma è profondamente vero. I nostri figli non devono piacerci, dobbiamo solo amarli. Loro saranno quello che sono, indipendentemente da quel che a noi piace o non piace.

Nell’adolescenza questo fatto è ancora più evidente, perché il tenero bambino che fino a poco fa piangeva per un ginocchio sbucciato, diventa un orso brufoloso, disordinato e puzzolente; perché la nostra amorevole bimba che salvava coccinelle, si trasforma in una grassottella sconosciuta che si rifiuta di farsi la doccia e fa scenate isteriche.

È giunto il momento di amarli più che mai, più di prima. Accettarli, così come sono. Farli sentire profondamente amati, anche se spesso incompresi. Non devono mai sentirsi investiti di aspettative impossibili da soddisfare (non essere abbastanza, alti, magri, forti, bravi, saggi, aggraziati o intelligenti per avere l’amore dei genitori). Non è facile, certo, ma nessuno dice che fare il genitore sia facile.

L’altro pilastro è quello della naturalità: è di fondamentale importanza che i ragazzi si sentano giusti al posto giusto, al momento giusto, che il loro corpo non è né sbagliato né strano, che non sono brutti perché hanno i brufoli, o perché non sono né carne né pesce; che non sono sgradevoli, che non sono ridicoli. Devono sapere in maniera profonda e inequivocabile, che quello che stanno vivendo è perfettamente naturale e inevitabile, che fa parte di tutte le altre cose della vita.

Inconsapevolmente spesso condiamo le nostre osservazioni con considerazioni, più o meno velate, di carattere strettamente culturale o sociale, facendo l’occhiolino a situazioni che possono mettere a disagio noi genitori per primi. I nostri figli percepiscono questo disagio, la non limpidità nel parlare di certi argomenti, l’ambiguità di certe raccomandazioni, o la vergogna che ricopre alcune affermazioni. Credo che dovremmo cercare di parlare loro nel modo migliore, e cioè come avremmo voluto che si parlasse a noi in una situazione analoga.

Per me, l’educazione emotiva e sociale, le norme igieniche e gli aspetti gestionali non devono essere inficiati da tutto questo, al contrario: devono prendere i primi passi proprio a partire da questi miei tre pilastri, la conoscenza, l’amore incondizionato e la naturalità.

Esempi pratici?

A un ragazzo che protesta per farsi la doccia: “Quando si comincia a crescere, il corpo produce sostanze (ormoni) che fanno sì che l’odore corporeo sia più forte, pertanto è normale doversi lavare più spesso. Soprattutto se si fa sport. Non c’è nulla di sbagliato o di anormale, semplicemente è una regola naturale. Mamma e papà ti vogliono bene nello stesso modo, ma la regola è che bisogna farsi la doccia e bene. Anche perché essere così grande ti fa avere diritto a fare questo sport che tanto ti piace, etc…”.

Sulla stessa falsariga si può affrontare il discorso del disordine, dell’aiutare in casa, del seguire le regole: “Se sei abbastanza grande per … (andare a calcio, ginnastica, tennis, etc…), sei in grado di pensare alla tua borsa dello sport”. E così via. Ogni cosa ha i suoi pro e i suoi contro, è importante che lo vedano e se ne facciano carico. La vita è così!

Sull’aspetto fisico, di come i ragazzi si vedono, di come credono che li vedano gli altri, il discorso è più complicato. Però, di fronte al dubbio, va sempre bene usare il buon senso. E poi è proprio vero che si costruisce tutto molto prima della pubertà: se un bimbo o una bimba ha imparato l’empatia e l’accettazione, se sa riconoscere la diversità, se è cresciuto nel rispetto, se è dotato di autonomia di giudizio, sarà in grado di relativizzare la cellulite, la peluria indesiderata, un brufolo al centro della fronte e tutte le altre strane cose che fa il corpo. Sarà in grado di accettare sé stesso, e penserà che anche gli altri possono accettarlo.

Se poi dietro ci sono i genitori a fare il tifo con dei tranquillizzanti messaggi di VA TUTTO BENE!, il risultato può essere promettente. Poi è chiaro: come genitori ci sbagliamo infinite volte, l’importante è saperlo, valutarsi in corso d’opera e correggere il tiro continuamente.

Non so se vi troverete d’accordo con me, non pretendo certo di avere le risposte per tutte le altre famiglie; io, nel mio piccolo, ho costruito con la mia un metodo che potesse essere applicabile alla nostra situazione, e meno male! Perché le mie piccole donne crescono, e bisogna correre ai ripari.

Laura Minguell Del Lungo

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Oltre a tenere questa rubrica, Laura ha scritto anche due romanzi: “Lucertole” e “Gli angeli di Barcellona”. Per approfondire o acquistare i suoi libri: LaVitaFelice.it e Amazon.it : laura minguell del lungo