Creatività e maternità: due facce della stessa medaglia

Le mamme sono creative. Ovviamente anche i papà lo sono, ma io sono una mamma e parlo di ciò che vivo in prima persona. Magari in futuro convincerò mio marito a scrivere un articolo sulla creatività declinata secondo il suo sentire, chissà…

Le mamme sono creative. E non perché inventano giochi e lavoretti, non perché creano un peluche all’uncinetto né perché realizzano un libro con feltro e colla a caldo e neanche perché impastano torte delle forme più scenografiche.

La creatività di una madre prescinde dalle capacità artistiche e dal piacere (o dalla noia totale) che si prova quando si prende in mano un pennello e una manciata di tubetti di tempera. La creatività di una madre è un’altra parola per dire maternità. Crescere una vita nuova dentro di sé, nutrirla mentre gli incroci misteriosi della genetica creano qualcosa di unico è l’archetipo di qualsiasi forma di creatività. Allo stesso modo, lo è rinascere insieme ad un figlio tanto atteso ma mai stato nella nostra pancia.

Impastare con amore un cucciolo di uomo, abbraccio dopo abbraccio, poppata dopo poppata, biberon dopo biberon, cucchiaino dopo cucchiaino, scoperta dopo scoperta. Permettergli di riconoscersi e di scoprirsi in un massaggio, in uno sguardo innamorato, nello stesso odore. Guidarlo nella vita mostrandogli la morbidezza di un fiore a contatto con la pelle, il profumo di una spezia, la torta che lievita nel forno. Tutto questo è la creatività più verace che esista, e non importa se non abbiamo affinità con i pastelli o con uno strumento musicale o se, alla richiesta di inventare una storia, rispondiamo “che ne dici di fare un salutino alla nonna?”.

Attingiamo alla creatività per trovare la “nostra via” per ciò che riguarda l’allattamento, lo svezzamento, l’accudimento, l’educazione, sfuggendo in questo modo alla trappola del “si è sempre fatto così”, e ascoltando il nostro senso di giustezza interiore.

Ci serve creatività per insegnare col sorriso le buone abitudini di igiene e pulizia, per fare la spesa insieme ai bambini trasformandola in un gioco, per somministrare una medicina senza che i vicini chiamino gli assistenti sociali, per far digerire un “no” che proprio non va giù, per fare i compiti senza che diventino una tortura, per trovare soluzioni accettabili per tutta la prole riguardo a questioni spinose come “chi chiama l’ascensore?”, “a chi tocca sedersi accanto alla mamma?”, “chi sceglie il libro da leggere?”.

Ma ci serve creatività anche per vivere l’intimità con nostro marito perché il talamo nuziale è occupato da tempo immemore da uno o più terzi incomodi, per nutrire la complicità di coppia in mezzo alle incombenze e alle corse quotidiane, per aiutare i nonni a non essere invadenti senza mancare loro di rispetto, per accompagnare i nostri bambini in quella terra semi-inesplorata costituita dalle emozioni, per non soccombere davanti agli irrisolti del nostro vissuto, che inevitabilmente l’essere genitori porta alla luce.

La creatività ci serve per rimanere in piedi quando i nostri ideali si scontrano con la realtà: sognare da sempre di fare la mamma e poi scoprire che sedersi sul tappeto a fare le costruzioni insieme ai figli è noiosissimo, per esempio. Oppure impegnarsi con cuore e mente per crescere i propri bambini con consapevolezza e rispetto, educandoli ad ascoltare il proprio sentire e vedere il proprio lavoro interiore buttato al vento da un “mangia tutto altrimenti nonna diventa triste” o da un “perché non sei bravo come tua sorella?”. O, ancora, sentire tutta la fatica dell’essere sola gran parte del giorno con un neonato e poi bruciare di rabbia quando viene a trovarti una qualche parente e te lo toglie dalle braccia. La creatività ci viene in aiuto per sopravvivere a questi e mille altri piccoli e grandi compromessi che la maternità porta con sé.

Se poi i figli sono tanti, le occasioni di conflitto si moltiplicano e con esse i momenti in cui usare il pensiero laterale. La creatività di una madre è reale, concreta, vissuta.

D’altra parte, lo sconvolgimento così unico e speciale che si ha nel custodire la vita, cambia e riassesta la nostra mente, i nostri ormoni, il nostro cuore e questo può permetterci di scoprire talenti dimenticati o mai coltivati. La creatività allora prende anche la forma di una tela dipinta, di una storia inventata, di un giocattolo costruito con amore.

Personalmente, con l’aumentare del numero dei figli, ho sentito prepotentemente il desiderio di dedicarmi alla scrittura, mia passione da sempre. Accendere il computer mentre i bambini dormono, spesso seduta sul letto accanto a loro, e iniziare a seguire un’idea mi fa sentire una donna più completa e realizzata. Sono una mamma, una moglie, un’insegnante, una figlia, una sorella, ma non mi basta. Quando apro la cartella “racconti” del mio pc aggiungo un tassello fondamentale al mio essere Diletta.

Mi piace pensare che il mio primo figlio mi abbia donato -o fatto riscoprire- la fantasia, lui che ha davvero una fantasia illimitata e la capacità di trasportare chi lo desideri nel suo mondo magico. La mia seconda bimba mi ha dato invece il coraggio, lei che è una guerriera coraggiosa e intraprendente. Il mio terzo mi ha dato la giusta dose di follia -il terzo figlio è sempre una follia agli occhi di molti!- per lanciarmi in un vero progetto.

È così che è nata la mia pagina Facebook, Le storie dei panzini, che vi invito a visitare. È una pagina dove condivido riflessioni e aneddoti del mio essere mamma e che utilizzo per pubblicizzare i miei racconti, diventati dei libri grazie ad Amazon.

Pubblicare con Amazon non è stata una scelta priva di sensi di colpa: sicuramente cercare una piccola casa editrice, interessata ai miei racconti, sarebbe stata sicuramente la soluzione più etica. D’altro canto, non sapevo se i miei scritti avrebbero raccolto l’interesse di un editore, per cui, per il momento, pubblicare con Amazon si è rivelato un buon compromesso. È davvero molto semplice ed economico: l’ideale per chi ha la passione della scrittura ma non se la sente o non ha il tempo di buttarsi nel mondo -piuttosto difficile e non sempre onesto- delle case editrici.

Si tratta di un’autopubblicazione, per cui l’autore deve curare impaginazione e immagini, mentre Amazon pensa alla vendita, a dare al volume un codice ISBN e propone diverse opzioni di copertina. Per iniziare, bisogna andare sulla pagina https://kdp.amazon.com e accedere con il proprio account Amazon (lo stesso che si usa per gli acquisti). Verrà richiesto di completare le informazioni del proprio account: una procedura un po’ lunga ma assolutamente semplice. È necessario spedire un documento firmato ad una casella postale negli USA: chi possiede la firma digitale può spedire tramite posta elettronica, altrimenti bisogna spedire fisicamente il documento. Si tratta di un servizio che le Poste Italiane non fanno, per cui bisogna cercare un corriere privato. Solitamente il costo della spedizione è di una cinquantina di euro, spesa che si sostiene una volta sola per tutte le pubblicazioni Amazon.

Sicuramente non ci si arricchisce pubblicando con Amazon (ma non è mai questo lo scopo di chi scrive… altrimenti ha sbagliato mestiere!), ma si ha invece la possibilità di far spiccare il volo ai propri manoscritti: magari il racconto semi-ironico della propria esperienza di mamma di una famiglia numerosa, magari una raccolta di racconti inventati insieme ai propri bimbi o… magari un romanzo noir, perché noi mamme non dobbiamo necessariamente occuparci soltanto di bambini, dinosauri, unicorni e principesse.

Tornando a Le storie dei panzini, se visitate la pagina, vi imbatterete sicuramente in Caccia al tesoro per soli fratelli maggiori (anche sorelle va bene)”. Si tratta di un racconto a capitoli dedicato a chi ha (almeno) un fratellino o una sorellina minore. L’età è indicativamente quella della scuola primaria. Il lettore è invitato a salire a bordo di una nave di pirati e a partire all’avventura tra polpi giganti, isole speciali e le tante contradditorie emozioni che vive chi è un fratello (o una sorella) maggiore. È una storia in cui ho davvero messo il cuore e ve la affido con un po’ di emozione: se fa per voi, vi invito ad acquistarla e, in ogni caso, a curiosare sulla mia pagina e a condividerla. È un modo per permetterle di volare oltre la cerchia di amici e conoscenti.

Sono a disposizione se qualche mamma (o qualche papà) volesse pubblicare con Amazon e avesse bisogno di qualche informazione aggiuntiva.

Diletta

Puoi contattarla su Facebook Diletta Di Rocco o Instagram diletta_lestoriedeipanzini

Qui puoi leggere gli altri articoli scritti da Diletta: