Inventare tradizioni: l’albero del Grazie

Inventare tradizioni: suona un po’ come un ossimoro. Le tradizioni arrivano dal passato, ci ricordano le nostre radici e portano con sé i profumi dell’infanzia. L’albero di Natale, il presepe, le decorazioni, quel determinato piatto cucinato in un certo modo: questo periodo dell’anno è denso di usanze che si tramandano di famiglia in famiglia. Nulla vieta però di arricchire il bagaglio dei ricordi dei nostri bimbi creando qualcosa di nuovo: una tradizione tutta nostra, da regalare al futuro.

Le tradizioni però non si creano mai a tavolino: nascono sempre scatenate da un evento, una circostanza, una coincidenza. Vi racconto adesso come è nata la nostra nuova tradizione: l’albero del Grazie.

Verso la fine dell’anno scorso, continuavo a sentirmi ripetere frasi che suonano più o meno così: “Speriamo che il prossimo anno sia migliore”, ”Finalmente finisce quest’anno orribile”.

L’anno orribile però è stato per me l’anno in cui sono nata per la quarta volta, l’anno in cui è nato il mio terzogenito Filippo… è stato il mio meraviglioso 2020.

I carri armati che trasportano le bare, i negozi con le saracinesche abbassate, le ecografie senza mio marito accanto, i miei bimbi che chiedono di vedere i nonni “ma per davvero, mamma, non sul cellulare!”, Giovanni che si nega alle videochiamate delle maestre perché la mancanza è troppo forte, le passeggiate in montagna negate: tutto questo e anche di più non può comunque togliere bellezza a quello che è stato l’anno di nascita di uno dei miei figli.

Ero certa che fosse stato un anno meraviglioso, seppure condito di molte fatiche e qualche paura, anche per i miei bambini, ma temevo che a furia di sentir parlare attorno a loro di quanto fosse stato orrendo il 2020, i miei figli se ne convincessero. E soprattutto si convincessero del fatto che gli affanni superino le gioie, che le brutture del mondo ne ricoprano la bellezza, che gli eventi abbiano il potere di rubarci definitivamente l’allegria del cuore, che l’atteggiamento più saggio nella vita sia un ignavo pessimismo.

Perché, diciamoci la verità, quanti adulti verso la fine dell’anno si augurano l’un l’altro che l’anno successivo sia migliore di quello terminante, non tanto per una sana ricerca del meglio ma sottintendendo il fatto che in fondo gli ultimi dodici mesi non siano stati granché? Tanti, e non c’entrano i virus con la corona, le guerre nel mondo, la disoccupazione ma c’entra soprattutto la nostra incapacità di vedere il bello che ci circonda e gioirne.

Capiamoci, io sono fortemente convinta che adulti e bambini debbano legittimare tutte le emozioni che provano e che la rabbia, la tristezza e la paura siano compagne di strada preziose quanto le loro sorelle più positive, ma non amo il velo di cinismo e grigiore con cui noi adulti spesso accogliamo il tempo che passa.

Per salvare quindi i miei figli (ma anche mio marito e me stessa!) da questo mood pessimistico, ho proposto loro un modo nuovo di salutare l’anno uscente. Abbiamo preso un grande foglio bianco e tanti cartoncini colorati. Per iniziare ho disegnato un albero ricco di rami sul foglio bianco, mentre sui cartoncini abbiamo realizzato foglie e fiori da incollare. Accanto ad ogni fiore o foglia, abbiamo scritto un motivo per cui essere grati al 2020. Una sola regola inviolabile: gli adulti “scriventi” non possono indirizzare o manipolare le idee dei bambini (ma ovviamente possono inserire dei loro personali motivi di grazie), né modificare le loro parole (si possono soltanto eventualmente tradurre dal “bambinese” all’italiano).

Il risultato è stato un collage allegro e variopinto nel quale hanno preso posto “quella volta che abbiamo fatto le melanzane fritte per papà”, la chiusura delle scuole (ops…), accanto a pillole di profonda e semplice spiritualità. Da parte mia, oltre alla nascita di Filippo, ho voluto ricordarmi dei tanti momenti felici che abbiamo vissuto insieme e delle conquiste di Giovanni e Simona.

In un anno in cui le relazioni sociali sono state necessariamente mutilate, è stato bello scrivere sul nostro albero “quella volta che abbiamo giocato con Teresa e Giuseppe”, “quando abbiamo visto Marco e Lucia”, “quando siamo andati da Lucia e Stefania”, “quando abbiamo incontrato Ilaria in fattoria”: abbiamo visto gli amici meno del solito, ma certamente quelle uscite insieme sono state vissute con pienezza.

Per tutto il 2021, l’albero del Grazie del 2020 ha troneggiato appeso ad una porta. Tra qualche giorno lo toglierò, con un pizzico di nostalgia, e realizzeremo insieme quello di quest’anno. Vorrei perpetuare questa usanza, magari cambiando ogni anno tecnica di realizzazione: l’anno scorso abbiamo ritagliato e incollato, quest’anno potremmo fare delle impronte con le tempere, il prossimo qualche altra cosa che la fantasia ci suggerirà…

In ogni caso, sarà un modo colorato e creativo per salutare con gratitudine l’anno vecchio e accogliere a cuore aperto quello nuovo.

Che il 2022 doni a ognuno di noi bellezza e gioia, e occhi per vederle!

Diletta

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Diletta ha scritto anche un libro per bambini: Caccia al tesoro per veri fratelli maggiori (anche sorelle va bene)