Pillole di tutto un po’ – Quale eredità per i nostri figli?

Anche quest’anno siamo a settembre, sta per finire la stagione estiva, molti rientrano dalle vacanze, chi ancora è al mare si gode gli ultimi giorni. Le scuole stanno per ricominciare, c’è chi si prepara a riprendere il lavoro; chi vive in città si reimmerge nell’aria opprimente e inquinata fatta di gas di scarico.

Lasciando le spiagge, che anche quest’anno ci hanno accolto con le loro bellezze, porteremo il ricordo dell’acqua trasparente che brilla al sole, del cielo terso e della sabbia sottile, delle palme e dei pini, dei fichi d’india e dei pesci, dei sassi e delle conchiglie. Appenderemo in salotto la foto più bella, quella in cui esce tutta la famiglia, coi i tre, quattro, sette figli che miracolosamente guardano tutti in camera. La vacanza perfetta.

Ma siamo sicuri che fosse tutto così perfetto?
Nella sabbia abbiamo trovato solo sassi e conchiglie, ciottoli e alghe? O abbiamo fatto finta di non vedere il resto?
No, perché dell’effetto serra non abbiamo prove visibili, a parte la sensazione di calore estremo più o meno percepita e il prezzo esorbitante dei filtri solari; il sole può sembrare uguale a venti, trenta, quaranta anni fa. Il cielo se è azzurro è azzurro, e a parte le scie degli aerei, non ci lascia vedere i miasmi che respiriamo. Fin qui può sembrare tutto normale, possiamo continuare a cullarci nell’illusione che il pianeta ce la faccia, che il mare è in salute, che il mondo avrà vita eterna.

A volte persino l’acqua può nascondere ai nostri sguardi i suoi segreti veleni, con una trasparenza ingannevole che perpetua l’illusione.
Ma sempre più spesso ormai ci capita di imbatterci in acque torbide, schiumose, ricche di materiali diversi galleggianti o meno, e sempre più poveri di pesci e altre creature marine.
“Bimbe, spostatevi un po’ più in là, che qui è pieno di schiuma!” dico alle mie figlie, osservando la corrente che trasporta a riva sostanze schiumose non meglio identificate.
Ma servirà? Che nuotino dieci metri più in là, voglio dire. Va be’, non fa nulla, tanto dopo facciamo la doccia. Oggi.

Ma domani? Quante docce servono per sciacquare tutti gli oceani?
E quella bottiglietta che galleggiava sull’acqua? Quel salvaslip sbrindellato che navigava sulle onde? Quella batteria semi seppellita nella sabbia? E quelle centinaia di mozziconi di sigarette?
Non appenderemo questi ricordi alla parete del salotto, solo i sorrisi numerosi delle nostre vacanze felici.

Ma a me, da questa spiaggia di Minorca, in un ultimo scorcio d’estate, nasce spontaneo fare una riflessione sull’eredità che lasciamo a quei bambini sorridenti nella foto del salotto.
Un’eredità di plastica, un’eredità di immondizia.

Il mondo di plastica che erediteranno le mie figlie, chissà quanto durerà?
Spiagge fatte di granelli di sabbia, alghe, sassi, palline di plastica, stecche di lecca-lecca, conchiglie, rami secchi, residui plastici più o meno digeriti dal mare e mozziconi di sigaretta.

Quando io ero bambina cercavo con le conchiglie i vetrini colorati, resti di vetri infranti e finiti in mare, che raccontavano storie di avventure lontane di pirati, tesori e isole misteriose. Sembrava così romantico!
Eppure era già una traccia dell’azione sconsiderata dell’essere umano.
Ora non ci sono più questi vetrini.
Al loro posto tanti, tantissimi pezzetti piccoli e microscopici di plastica colorata che raccontano decenni di abuso e maluso delle tecnologie umane. Raccontano di industriali senza scrupoli, di imprenditori senza coscienza etica, di consumatori ciechi e superficiali, di politiche miopi, di amministrazioni flaccide, di ignoranza esportata, di logica del profitto, di sfruttamento delle risorse, di stupidità umana.

Allora educo le mie figlie a raccogliere i residui umani che trovano in natura, scherzando su quanto siano PORCI quelli che li hanno abbandonati. Spiego loro il perché dello stato attuale delle cose, rispondendo alle domande innocenti e logiche che mi porge Elena:
”Mamma, ma perché si produce tanta plastica?”.
E mentre lo faccio, con fatica, perché spesso non ho una risposta esaustiva o plausibile, penso che non sia giusto lasciare loro questo enorme fardello, questo debito contratto con la Terra e con la stessa Vita.
Vorrei poter raccogliere tutti i rifiuti del mondo e farli sparire per loro, per lasciare un Pianeta pulito e sano a loro e ai loro figli.

Strizzo gli occhi nel sole e le osservo chine sulla sabbia, le sento fare commenti scandalizzati su quello che la gente è in grado di abbandonare sulla spiaggia.
Quanta stoltezza, quanta cattiveria e quanta miopia nell’ultimo secolo! Il disprezzo e il maltrattamento dell’ambiente ne sono solo una delle tante facce.

Guardo con impotenza le mie figlie indignate e sorprese da tanto sudiciume. Vorrei non dover trovare le parole per spiegare loro quanto perfido può essere l’essere umano, e quanto stupido.
Vorrei poter rappresentare loro il mondo nella sua bellezza e meravigliosa varietà.
Invece finisco per parlare di streghe e mostri, spiegando alle mie bimbe che questi non sono come vengono dipinti nelle storie per ragazzi: si tratta di persone apparentemente uguali a noi, dico loro, senza nasi adunchi, senza dieci teste, senza scopa per volare né poteri magici. I mostri e le streghe si distinguono per la loro cattiveria estrema, e sono persone di cui non ci si può fidare MAI.

“Ma tutti possono sbagliare, anche le Nonne!”, replica Irene, che è la più birbona.
Cerco le parole per spiegarle che, nonostante ciò che dice sia profondamente vero, che a tutti è consentito errare, ci sono alcune persone che scelgono di percorrere cammini sbagliati, per cui sbagliano sempre, come metodo, sbagliano troppo, e lo fanno con la volontà di farlo: come le streghe delle favole, che vogliono mangiare i bambini, solo per cattiveria.

Ci sono persone così cattive che ammazzano altre persone;
persone così cattive che fanno leggi per far del male ad altre persone;
persone così cattive che pur di continuare a guadagnare soldi inquinano il pianeta a più non posso, incuranti delle conseguenze;
persone così cattive che diventano ricche vendendo le droghe;
persone così cattive che rapiscono i bambini e gli fanno cose orribili;
persone così cattive che schiavizzano altri esseri umani;
persone così cattive che bruciano i boschi;
persone così cattive che rubano a chi non ha nulla;
persone così cattive che torturano gli animali.
Questi sono i veri mostri, dico loro.

“Per quello ora dobbiamo raccogliere la plastica dalla spiaggia?” chiede
Irene.
“Sì, amore mio, è un nostro dovere farlo, ed è nel nostro interesse.”
E perché non lo fanno tutti?”, chiede Elena, la più coscienziosa.
“Non lo so, amore, forse la gente non ci pensa, forse gli va bene così, o credono che il pianeta comunque durerà per sempre. O che non è un problema loro.”
“Ma come fanno a crederlo, mamma? Anche loro vanno alla spiaggia. Gli piace così?”
“Credo che un po’ non guardino, e un po’ facciano finta di nulla. Un po’ si rassegnino. Un po’ ritengano che sia compito di altri sistemare le cose. Ma molte persone davvero non sono consapevoli di ciò che succede al pianeta.”
Elena sgrana gli occhi: “Ma come? Se stanno bruciando tutti i boschi più grandi del mondo e si stanno sciogliendo i ghiacci al Polo Nord! Lo so pure io, che sono una bambina!
La guardo e non so risponderle.
La stupidità, l’incoscienza, la superficialità non hanno una spiegazione, figlia mia.

Scruto i suoi occhi interroganti e cerco le parole: “Hai presente quando, dopo che avete giocato, Irene e Greta non vogliono mai raccogliere i giochi?”
“Sì…”
“Allora molte volte finisci per raccoglierli tu, che sei la più grande e la più responsabile, oppure io e papà le rimproveriamo fino a quando non lo fanno?”
Annuisce.
“Addirittura a volte nessuna di voi li raccoglie, perché si fa tardi o per qualche altro motivo. Poi li raccogliamo noi o la ragazza che pulisce. Alla fine comunque si raccoglie sempre, vero?”
“Sì…”
“Ora immaginati due genitori che non badassero a queste cose, che lasciassero che le tue sorelle disordinino tutto, e poi magari che rompano qualche cosa tua. E tu dovessi sempre riordinare. Ma mentre tu riordini, loro scompigliano e distruggono, e mamma e papà se ne stanno per i fatti loro a vedere un film o fare una passeggiata, senza affaticarsi e facendo finta di niente. Cosa pensi che succederebbe?”
Lei risponde ridendo: “Si distruggerebbe tutta la casa!”
“Esatto” le scompiglio i capelli mentre raccoglie l’ennesimo mozzicone di sigaretta.

Ci riflette qualche secondo e poi mi fa incredula: “Quindi le mie sorelle sono come i mostri che distruggono il mondo?
“No!”, esclamo io divertita, “Le tue sorelle sono i cittadini, che se non venissero educati diventerebbero mostri. I mostri veri sarebbero mamma e papà, se non mettessero regole e non le facessero rispettare, insegnando la giustizia, il rispetto, la gentilezza…”
“E allora i mostri veri chi sono? Quelli più cattivi che non fanno i genitori?”
“Sono quelli che comandano e che hanno il potere di regolare ed educare, ma che scelgono di non farlo, così stanno più tranquilli e possono farsi gli affari loro mentre il mondo diventa un caos”.

Ora si parlano l’una sopra l’altra: “Ho capito! Allora quelli che non vogliono far salvare le persone in mare sono mostri? E quelli che permettono ai cattivi di farli salire sulle barche vecchie e rotte? E quelli che non vogliono spegnere gli incendi? E quelli che fanno le guerre? E quelli che fanno le leggi cattive? E quelli che…”
Raccolgo le buste che hanno riempito di rifiuti e le interrompo: “Sì, bambine, brave! Avete capito perfettamente. Ora andate a farvi il bagno!
Che chissà quanto durerà ancora questo mare.

Laura Minguell Del Lungo

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