Pillole di tutto un po’ – Fai la nanna senza lacrime

Uno dei più grandi crucci dei genitori, specialmente di quelli di primo pelo, è il sonno dei propri figli. E di conseguenza anche il proprio. Quando poi di figli ne hai più di uno, o più di due, il fatto che si sveglino alternativamente può minare la tua sanità mentale nel profondo.

Devo ammettere che per me la questione è andata migliorando con gli anni e con le figlie, non so dire bene se per aver acquisito esperienza, se per fortuna, o se sono state le bambine a capire che mamma non avrebbe resistito a lungo, se fosse continuato quell’andazzo, e quindi si sono poi autoregolate.

Con Elena, la primogenita, che ora ha nove anni e mezzo, ho rischiato l’internamento in un ospedale psichiatrico. O direttamente l’interramento.

Era una di quelle neonate che mica dormono normalmente al posto loro. Non si addormentava da sola nemmeno per sbaglio, voleva essere cullata, dondolata, passeggiata. O almeno questo è quello che io credevo, e che quindi facevo per lei.

Ne avevo solo una, ero giovane e inesperta e mi pareva che non ci fosse rimedio al fatto che una frugoletta più piccola del mio gatto piangesse disperata, se non quello di scuoterla nella sua carrozzina fino a farla acquietare o prenderla in braccio.

Per cui, se ripenso alla me di allora, mi vedo al supermercato cullando il carrello della spesa, tanta era l’abitudine che avevo di dondolare culla o carrozzina che fosse. Le premesse erano chiare: il sonno di Elena si sarebbe trasformato pian piano nel mio peggior incubo. La sera non c’era verso di metterla a letto, per quante ne provassi. Ore e ore per addormentarla. Uscivo dalla stanza a gattoni, quando finalmente si arrendeva al sonno, evitando i sonagli e i peluche che fanno peep quando li schiacci, lasciandole una musica di sottofondo, nel terrore che si accorgesse della mia fuga.

Verso l’anno e mezzo inoltre cominciò a soffrire di pavor nocturnus, per cui piangeva urlando e scalciando in una sorta di stato sonnambolico fino a quindici volte a notte. Impossibile prenderla in braccio perché si dimenava come una forsennata, impossibile parlarle perché non sentiva. Nemmeno ti vedeva quando ti guardava.

Di giorno poi lei era un fiore, non ricordava nulla e appariva riposata. Io invece mi trasformavo lentamente in un’ombra. Di notte quando mi svegliavo di soprassalto con le sue urla non sapevo nemmeno da che parte del letto dovevo scendere, tanta era la confusione in cui vivevo a causa della privazione di sonno. Alla fine si risolse, con pazienza, melatonina e crescita.

Poi nacque Irene. Si ricominciava, lei era più semplice, ma quando fu il momento non ne volle sapere di rimanere nel proprio letto tutta la notte. Anche qui, con grande impegno, fatica e dedizione alla fine il problema si risolse. Il guaio è che con una piccolissima così e l’altra di tre anni e mezzo-quattro, che comunque di notte ancora spesso chiedeva attenzioni, mi ritrovai a transitare nella casa ogni notte come un fantasma.

Se poi rimani pure incinta della terza, allora il gioco e fatto.

Avevo letto qualche libro sul sonno dei bimbi; qualcuno di questi mi trovava in completo disaccordo riguardo alla metodologia, nello specifico quelli che proponevano il pianto ad oltranza. Altri mi parevano più affini alle mie corde, ma comunque non fui in grado di applicarne appieno i suggerimenti. Per incapacità mia o per inefficacia del metodo.

Come fu o non fu, alla fine nacque anche Greta, e lentamente Irene imparò a restare al suo posto tutta la notte, forse aiutata dal fatto che la infilammo in un lettone con la sorella maggiore.

Greta praticamente quasi non diede problemi per addormentarsi e dormire, come per magia acquisiva le abitudini della casa, e faceva quello che facevano le sorelle. Senza fare nulla di realmente speciale. C’era solo un trucco: ero venuta a sapere di questo libro, Fai La Nanna Senza Lacrime, di Elisabeth Pantley, mamma di quattro figli. Lo lessi mentre allattavo durante i primi mesi. Lo trovai utilissimo, e geniale nella sua semplicità. Per questo, in occasione della nascita della mia quartogenita, ho ripreso in mano questo libro, per rinfrescarmi la memoria ed essere più preparata ad affrontare nel modo migliore possibile il sonno di questa nuova creatura.

Il libro si pone in contrapposizione ai metodi di pianto a oltranza, con alternative concrete. Eppure contiene una parte verso la fine in cui sostanzialmente dice: “Se proprio dovete ricorrere al pianto ad oltranza, questi sono i miei consigli”. Della serie: persino in questa situazione ci sono metodi per addolcire l’esperienza.

La Pantley perlopiù spiega metodi dolci di condizionamento, insegna ad abbandonare abitudini scomode o dannose associate al sonno e a creare progressivamente e dolcemente nuove associazioni più funzionali. L’obiettivo è che nessuno, né genitori né bambino, soffrano nel processo di acquisizione della corretta igiene del sonno.

Spiega anche i meccanismi del sonno, la sua fisiologia, dal neonato ai cinque anni, il numero e la distribuzione delle ore si di sonno alle varie età; parla anche della sicurezza e del sonno dei genitori. Insomma: è molto completo negli argomenti.

Non si tratta comunque di un saggio teorico, ma è un vero e proprio manuale, pieno di tabelle e registri da compilare per analizzare e studiare le abitudini del proprio bambino e poter così stabilire insieme all’autrice un piano di attuazione nell’approccio al suo sonno, perché ogni bambino e ogni famiglia sono diversi. Non esiste una legge universale per tutti. Infatti il libro offre proposte diverse per tutti i gusti.

Possiede anche una grande versatilità per ciò che riguarda la modalità di utilizzo, potendosi leggere solo i capitoli e i paragrafi che interessano, o saltare da un punto all’altro, tornare indietro o leggere d’un fiato dalla prima pagina all’ultima.

Contiene poi numerose testimonianze di mamme, risaltate in riquadri grigi, che pertanto, se non interessano, possono essere saltate a piè pari.

L’idea del libro nasce da un bisogno della stessa autrice, e si sviluppa poi attraverso una mastodontica opera di documentazione a cui lei stessa si dedica, accompagnata da un lavoro di supporto e aiuto ad altre mamme in difficoltà con il sonno dei propri figli.

Consiglio moltissimo questo libro a tutti i genitori e soprattutto ai neogenitori. Non mi pagano per fare la pubblicità, giuro!

Penso solo che le cose belle e utili vadano condivise. Per me sarebbe stata una salvezza se mi fosse capitato questo libro tra le mani dieci anni fa. Probabilmente ora potrei pensare alla me stessa di allora sdraiata felicemente sul divano, con un romanzo tra le mani, ed Elena beatamente addormentata nella sua stanza, anziché vedermi in fila alla cassa del supermercato dondolando un carrello della spesa.

Buona notte a tutti!

Laura Minguell Del Lungo

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