Pillole di tutto un po’ – Bimbo incosciente: respira?

Ci eravamo lasciati al termine dell’ultimo articolo di questa rubrica (“Aiuto! Le è andato il prosciutto di traverso!”) con un’ostruzione della via aerea completa, in un/a bimbo/a ormai privo/a di coscienza, che consideravamo quindi in arresto cardiorespiratorio; stavamo per distenderlo su una superficie rigida per poter iniziare le manovre di rianimazione cardiopolmonare (non senza prima aver contattato il 112!).
Prima di iniziare a vedere le manovre, sapreste rispondere a questa domanda: “Quando si fa la rianimazione cardiopolmonare?”
La risposta è piuttosto semplice: in caso di arresto cardiaco, quando cioè il cuore cessa di esercitare la sua funzione di pompa sanguigna. È praticamente una situazione assimilabile alla morte: se non c’è battito non c’è vita. Il motivo è banale: se il sangue non viene pompato a organi e tessuti (tra cui i più importanti cervello e cuore) il cammino è breve. Per questo motivo, l’insieme di azioni che si mettono in atto di fronte a un arresto cardiaco sono anche chiamate “risuscitazione”, proprio perché puntano a resuscitare una persona che tecnicamente (anche se da pochissimo tempo) è morta.
Esistono corsi di diversi enti che seguono le linee guida di associazioni scientifiche nazionali e internazionali, condivise in tutto il mondo, per insegnare sia ai sanitari che ai cittadini comuni, ad essere soccorritori titolati nel supporto vitale basico (BLS), cioè quello che si svolge prima dell’arrivo di un’ambulanza attrezzata di personale e materiale.
L’obiettivo di tale formazione non è diplomare la gente con un pezzo di carta, bensì formare quanti più cittadini possibile per farcire il territorio di soccorritori. Infatti per gli adulti sopra una certa età, alle nostre latitudini, l’arresto cardiaco improvviso è un bel problema! Di fatto è il più importante problema sanitario in Europa.
Assistere a un arresto cardiaco e iniziare immediatamente le manovre di rianimazione, aumenta di due o tre volte le possibilità di sopravvivenza della persona in arresto. Purtroppo le percentuali dei casi in cui questo avviene sono ancora molto basse, nonostante i tremendi sforzi di entità e istituzioni degli ultimi decenni. In parte questo è dovuto all’ancor bassa presenza di soccorritori nel territorio, in parte alla scarsa qualità delle manovre messe in atto: infatti per aumentare concretamente le probabilità di sopravvivenza in un arresto cardiaco è necessario che le manovre siano seguite con altissima qualità.
Vi parlerò di tali manovre, perché ve ne facciate un’idea, ma colgo l’occasione per invitare tutti ad iscriversi ad un corso di formazione per soccorritori di BLS (BASIC LIFE SUPPORT), perché a parte i nostri cari e numerosi figli (che fortunatamente non soffrono spesso di arresto cardiaco improvviso), i papà (specialmente dopo i 40 anni), le mamme (un po’ più in là) e ovviamente i nonni, così come altri parenti e amici, possono correre il rischio di soffrire un arresto cardiaco improvviso, soprattutto in presenza di fattori di rischio.
Conoscere il protocollo e metterlo in atto immediatamente, può costituire la differenza tra la vita e la morte.
A proposito di questo: a volte chi si trova a dover soccorrere teme di provocare danni. Voglio precisare che una persona morta è morta, e che non possiamo arrecargli nessun danno maggiore che la morte stessa. Possiamo solo dargli un’opportunità di salvarsi. Per tanto ci vuole coraggio! E conoscenze. (Senza scordare mai il buon senso…)
Veniamo ai nostri bambini: dicevo che l’arresto cardiaco nei bambini è poco frequente, e ha cause molto diverse rispetto all’adulto. Sebbene non sempre sia così, nella stragrande maggior parte dei casi, il cuore di un bambino si ferma perché si è fermata la respirazione. Esistono molte cause, tra cui l’ostruzione della via aerea come vi ho raccontato due settimane fa.
Per ciò ripristinare (anche se artificialmente) quanto prima la respirazione nel bambino è davvero super-importante.
Come si riconosce un bambino in arresto cardiaco?
Anche se non sappiamo nulla di quello che è successo prima (se si è strozzato col prosciutto, se aveva una polmonite, se soffre di una malattia cardiologica, se ha avuto una reazione allergica…) un bambino INCOSCIENTE che NON RESPIRA si considera in arresto cardiorespiratorio.
Per tanto bisognerà contattare immediatamente il 112 e altrettanto immediatamente iniziare le manovre di rianimazione cardiopolmonare.

Nella CATENA DELLA SOPRAVVIVENZA, che le linee guida ci ricordano essere imprescindibile per salvare vite umane, la prevenzione costituisce il primo anello. Non scordiamolo mai!
Poi bisogna saper riconoscere l’arresto e attivare precocemente i soccorsi. Sembra banale ma con questo siamo già a metà dell’opera.
Riconoscere l’arresto significa, per un non addetto ai lavori:

  1. Identificare la mancanza di coscienza: il bambino non risponde a nessuno stimolo, né verbale né fisico. Per fare questa valutazione non dobbiamo assolutamente fare male al piccolo! Né colpi né ferite: basta parlargli a voce alta e, in mancanza di risposta, smuovere leggermente le spalle o dargli un piccolo pizzicotto tra il collo e la spalla.
  2. Identificare l’assenza di respiro. Per fare questo c’è bisogno di aprire la via aerea: se un tubo è collassato l’aria non può passarci liberamente attraverso (cosa che succede quando russiamo). I tessuti interni di una persona incosciente sono rilassati, molli, per cui le pareti del tubo della via aerea tendono a “cascare” e occludere il lume. Per sapere se una persona respira o non respira, dobbiamo essere certi che le sue vie aeree siano aperte.
This image has an empty alt attribute; its file name is FIG.1-1024x303.jpg

Quanto più il bambino è piccolo (neonato, lattante, infante) tanto più avrà il capoccione grosso rispetto al corpo. Pertanto, una volta sdraiato, la posizione che gli permetterà di mantenere la via aerea aperta è una posizione neutra, in cui l’orecchio si allinea alla spalla. Se necessario si può introdurre un piccolo spessore sotto alle spalle.

This image has an empty alt attribute; its file name is FIG.-2.jpg

Quanto più il bimbo cresce, tanto più somiglierà a un adulto: la sua posizione di apertura della via aerea sarà l’estensione del collo con sollevamento del mento, estensione tanto più accentuata quanto maggiore il suo sviluppo fisico.

Una volta aperta la via aerea, avvicineremo la guancia alla bocca e al naso del nostro bambino osservandone il torace per cercare di sentire il suono del respiro, percepire il flusso d’aria o osservare movimenti toracici. Se durante massimo 10 secondi non succede nulla di tutto ciò, avvisiamo di corsa il 112 e iniziamo le manovre di rianimazione subitissimo!
Nel bimbo si fanno prima di tutto 5 respirazioni bocca a bocca, coprendo con la mia bocca naso e bocca del bambino se è molto piccolo, o solo la bocca tappando il naso se è più grandicello.

Quando il torace si alza dopo la mia insufflazione è sufficiente.
Per eseguire la respirazione bocca a bocca bisogna mantenere la via aerea aperta!
Se nel frattempo il bambino non ha recuperato respirazione o conoscenza, si passa a fare le compressioni toraciche, come illustrato nelle figure seguenti, nelle quali potete apprezzare le diverse tecniche in base allo sviluppo fisico.

Il ritmo a cui comprimere, lasciando tempo al torace di tornare su, è di circa 100-120 battiti al minuto (avete presente La Macarena? O Stay Alive? Ecco, a quel ritmo là…). Il torace deve scendere di circa un terzo del suo spessore. Non temiate di rompere le costole: è meglio un bimbo morto con tutte le costole intere, o un bimbo vivo con qualche frattura costale?
Ovviamente va moderata la forza in base alle dimensioni del bambino.
Si fanno 15 compressioni toraciche e poi 2 respirazioni bocca a bocca. Poi di nuovo 15 compressioni, e così via.
Fino a quando?
Fino a che:

  1. Il bambino non riprende a respirare, muoversi, parlare, tossire…

2. Non arrivano i soccorsi avanzati che si fanno carico del paziente.

3. In situazioni estreme, il/i soccorritore/i non abbiano esaurito tutte le energie.

NON SI INTERROMPE MAI PRIMA UNA RIANIMAZIONE CARDIOPOLMONARE!
Qualcuno ha sentito parlare di defibrillatori automatici?
Argomento che merita un capitolo a parte, fateci sapere se vi interessa.
La domanda che mi aspetterei ora se foste qui con me è: “E se è incosciente, ma respira?” Ne parleremo in un altro articolo, se vorrete.
Un’altra cosa che sono sicura vi stia frullando in testa è: “E se c’è stato un trauma? Un incidente?”
Ecco, qui è tutto un altro paio di maniche. Anche questo argomento ha bisogno di uno spazio dedicato. Pertanto non esitate a scrivere alla Redazione di Più di Due o direttamente a me per eventuali richieste o approfondimenti.
E non scordatevi di iscrivervi a un corso BLS per apprendere le manovre che possono salvare una vita!

Dott.ssa Laura Minguell Del Lungo, specialista in Anestesia e Rianimazione

Per eventuali dubbi o chiarimenti puoi contattarla qui 👉 Instagram: lauraminguelldellungo – Facebook: Laura Minguell Del Lungo

NDA: testo redatto secondo le linee guida IRC/ERC 2020-2025

NB: questo articolo non sostituisce in nessun modo una formazione adeguata al soccorso BLS, ha solo uno scopo divulgativo col proposito di far prendere coscienza ai lettori sull’argomento e invogliare a formarsi.