Pillole di tutto un po’ – Vorrei tre braccia

Vorrei tre braccia.

Vorrei tre braccia quando avete giocato tutto il giorno e poi siete stanche,

quando abbiamo girato per tutta la città e poi non ce la fate più a camminare,

quando avete passato più tempo dentro al mare che sulla sabbia e non riuscite nemmeno a cenare per la stanchezza,

quando avete fatto le ore di scuola, poi l’inglese, la ginnastica, la festa di compleanno dell’amichetta e alla fine non fate altro che piagnucolare fino a che vi addormentate.

Irene mi ha chiesto un giorno: “Mamma, perché non hai tre braccia? Alle mamme dovrebbe spuntare un braccio in più per ogni figlio che fa”.

Saggia riflessione di una quattrenne.

Ma voi siete tre e io il terzo braccio non ce l’ho, faccio quello che posso.

Ora dormite tutte e tre sul sedile di dietro di un taxi in una città sconosciuta e vi tengo così:

una in braccio, afflosciata come un fico avvizzito su di me, legata dalla cintura come ho potuto; le tengo la testa con il mio mento e con mezza mano destra le sostengo il tronco;

l’altra alla mia destra, appesa come un asciugamano al mio fianco destro, allora la tengo su col gomito, alzando leggermente la spalla destra in una tensione antigravitazionale perché la sua testa non sobbalzi troppo;

l’ultima a sinistra, accartocciata in un miracolo anatomico e avvolta alla cintura di sicurezza come un salume, la cui consistenza dipende interamente dal mio arto superiore sinistro, anchilosato in una posizione del tutto innaturale, che col gomito spinge mentre con la spalla tira e con la mano sorregge.

Vorrei avere tre braccia ora.

Anche quando andiamo in giro per una città che non conosciamo e mi scappate dappertutto, tra mille potenziali pericoli, vorrei avere tre braccia.

Ma soprattutto quando tutte e tre non ce la fate più a camminare, e a tenervi sveglie, e magari anche io sono stanca a quel punto, allora di braccia ne vorrei tre, quattro, dieci! Perché quando un bambino esaurisce le pile non ce la fa più.

Vorrei tre braccia e vorrei darne cento.

Vorrei dare cento braccia a quelle mamme che attraversano i continenti, i mari e i deserti coi propri bambini, piccoli e piccolissimi. Vorrei dare loro le mie braccia e quelle che non ho, per aiutare a portare i loro piccoli fagotti, stanchi e sfiniti, per un pezzo del loro viaggio.

A quelle mamme coraggiose o incoscienti o disperate che vanno verso l’ignoto nel pauroso bosco della realtà, portando con sé il loro bene più prezioso, e così difficile da custodire.

A quelle mamme che tra milioni di difficoltà e pericoli e ostacoli impossibili hanno il gravoso compito di prendersi cura delle loro creature.

Immagine di Katie m. Berggren “Black & White Mother Protecting Kids Art Print”

Bambine mie, quante volte vi siete sporcate e non avevo il cambio! E quante volte ho chiesto un pannolino a qualche altra mamma per una cacca imprevista! E quante volte mi sono preoccupata per una felpa bagnata e il fatidico colpo di freddo!

Che ridicolo sembra tutto, pensando a quella mamma che porta un bebè legato sulla schiena, con un pannolino di una settimana fa, e altri due bimbi piccolissimi che camminano accanto a lei nel deserto. Chissà da quanti giorni non mangiano! Li vedo, sono sfiniti. A lei darei le mie braccia e altre cento.

Le darei anche a quella mamma tutta bagnata di benzina e acqua di mare, che afferra stretto il suo bambino perché non cada dal gommone, mentre con l’altra mano stringe al petto il suo bebè, cercando di scaldarlo. Chissà che freddo e che sete, e che paura che avranno. Lo vedo dipinto nei loro occhi.

E a quella mamma che cammina nel buio verso la frontiera recintata, sentendo il latrato dei cani in lontananza, tenendo in ogni mano una piccola manina stanca e che sussurra: ”Correte bambini, correte! Prima che arrivino le guardie di confine!”: a quella mamma ne darei mille di mani!

A queste mamme, che sono uguali a me, che amano i loro figli come io amo le mie, che viaggiano per i continenti senza documenti, senza biglietti, senza valigie, senza passeggino; che vanno al mare senza asciugamano e senza braccioli; che vegliano sui loro figli fino alla morte, con solo due mani, a quelle mamme darei le mie di mani, e altre cento.

Ora a me ne servirebbero tre ma il mio, in fondo, è solo un viaggio in taxi dopo una cena al ristorante.

Laura Minguell Del Lungo

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