La nostra esperienza con la dislessia

Sei dislessico? E chi lo sa? Quando ero io bambina, le maestre non conoscevano questo termine, quindi ti dicevano che eri “svogliato”. Tanti aggettivi mi si addicono, ma non di certo “svogliata”. Avevo e ho così tanta voglia di imparare e di far bene le cose, che ogni volta che la maestra mi diceva “svogliata”, “non ci riesci”, pur mettendoci tutto il mio impegno, io mi sentivo mortificata. Ci rimanevo così male ogni volta che rimanevo indietro nel dettato e tutte quelle volte che mi strappava la pagina del quaderno perché c’erano errori! Per non parlare della vergogna di leggere davanti ai miei compagni quando incespicavo.

Pochi mesi dopo l’inizio della seconda primaria, la maestra di Tommaso, il mio terzo figlio, mi disse che se non fosse migliorato nella lettura e nella scrittura, sarebbe stato opportuno fare dei test per capire se il bambino era dislessico.
Mi misi in contatto con il Centro Bracco di Cesano Maderno, attendendo che Tommaso venisse chiamato. Arriva la pandemia, tutti a casa da scuola, il panico! La maestra inizia ad inviarci fior fiore di lezioni da somministrare a Tommaso, come a tutti gli altri suoi compagni. Risultato: io e mio marito esauriti! Mattinate e pomeriggi a turno a fargli fare dettati, letture e lezioni, accorgendoci ancor più delle sue difficoltà e della fatica che faceva e provava.


Sopravvissuti alla scuola da casa, ho sollecitato per fare i test a Tommaso e finalmente ci siamo riusciti: due mesi di indagini fatti da uno staff competente e professionale, composto da psicologa, logopedista e neurologa. Per Tommaso è stato un bell’impegno e non sempre è stato entusiasta nel partecipare, mi ha espresso più volte il timore di essere considerato “stupido”. Così gli abbiamo spiegato che stavamo cercando di comprendere come funziona il suo cervello, per capire come poterlo aiutare su alcune fatiche che lui affronta a scuola, come leggere e scrivere.


Nel frattempo è arrivato il secondo lock down con la DAD. Una catastrofe per lui, perché non riusciva a seguire, si perdeva, si distraeva e si sentiva solo. Ha avuto spesso delle crisi di rifiuto delle lezioni e intanto attendevamo la relazione degli esperti: è arrivata al termine del lock down.
Preso atto, da parte dei maestri, delle competenze di Tommaso, potranno creare un piano didattico personalizzato, che dia dei supporti visivi a mio figlio, che ha 130 QI nell’ambito visivo, e potrà sfruttare questa sua capacità per compensare le aree dove fa più fatica, se supportato con gli strumenti giusti.


Purtroppo la diversità tra alcune competenze molto sviluppate e altre aree in cui lui fa fatica hanno creato in lui mancanza di autostima.
E questo è l’aspetto che più mi preoccupa, ma la psicologa mi ha rincuorato dicendomi che, avendo fatto fare una diagnosi tempestiva, Tommaso potrà essere aiutato e recuperare il gap emotivo.
Anche il nostro approccio mentre fa i compiti è cambiato, è più sereno e paziente e lui, non sentendosi giudicato, è più collaborativo, e poi abbiamo trovato un modo tutto nostro di leggere, così che lui non si affatichi: in duetto, ovvero una riga io e una lui!

Sabrina

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