Racconto di una madre imperfetta

Sono Sabrina e ho tre figli maschi, vivaci, estroversi e chiacchieroni, esattamente come me e mio marito.

Quando è nato il nostro primogenito è stato un sogno. Era tutto perfetto, mi sembrava di vivere sopra una nuvola, dove tutto era morbido, caldo e dolce.

Poi è arrivata la notizia, dopo 11 mesi dalla nascita di Filippo, che aspettavo Edoardo, una doccia fredda.

Desideravo un secondo figlio, e desideravo averli vicini di età perché così potessero crescere insieme, ma non mi sentivo già pronta per accogliere un’altra vita. Mi stavo riappropriando della mia, dopo essermi dedicata anima e corpo a Filippo, stavo rientrando nei miei abiti , avevo riniziato a lavorare e a vedere le mie amiche per un aperitivo, senza dover correre ad allattare.

Edoardo continuava a crescere dentro di me sano e forte e non potevo che amarlo. Intanto si iniziava a parlare di crisi, finanziaria, economica, immobiliare. Noi, come famiglia, eravamo coinvolti in pieno perché mio marito si è sempre occupato di immobiliare e io ancora in cerca della mia identità lavorativa.

La crisi ci ha travolto in pieno come un’onda anomala, e io mi sono trovata “costretta” a casa con Filippo di 21 mesi ed Edoardo neonato. La nascita del nostro secondogenito è stata un evento che ci ha destabilizzato come coppia, perché pensavamo fosse facile accogliere un altro piccolino. Non avevamo messo in conto che la fatica si quadruplica e che la nostra mancanza di serenità per il momento contingente, legata alle difficoltà economiche, ci avrebbe messo a dura prova.

Se ripenso a quei momenti, mi rendo conto solo ora che non ero lucida, stavo sprofondando in un mio mondo, dove sentivo una forte pesantezza sulle spalle e provavo una forte solitudine, che né i miei genitori né mio marito comprendevano.

Forse era data dal senso di impotenza per la nostra situazione economica, impotenza per dover restare a casa ad occuparmi dei bimbi, impotenza per la solitudine.

Ero in balia delle pappe dei bambini, le nanne e i loro bagnetti. Mi ricordo che un giorno mia madre mi tenne i bambini per andare a fare la spesa (ovviamente con i soldi contati, visto il periodo di forte magra), pioveva da giorni e io ero felice di poter vedere un volto che non fosse un famigliare e poter scambiare con la cassiera due chiacchiere che non avessero come argomento i bambini.

Intanto Filippo ed Edoardo crescevano, erano ormai entrambi alla materna e io, che avevo desiderato sempre una figlia femmina, scoprii di essere incinta.

Vidi un barlume di luce, sperai nella coronazione del mio sogno: una bambina da infiocchettare e con la quale essere complice. Ma presto questo sogno fu infranto e io entrai, mio malgrado, in una forte crisi.

Una mia amica, sentendomi disperata, mi consigliò di rivolgermi al centro gratuito di depressione post-parto del Niguarda. E così chiamai, spaventata e affranta.

Mi chiamarono il giorno seguente e la dottoressa Irene Corbani mi prese in carico. Capii che era dalla nascita di Edoardo che ero depressa, ma solo la gravidanza di Tommaso aveva evidenziato e portato alla luce tutta la mia sofferenza e solitudine. Ho potuto così trovare, dopo un percorso introspettivo, supportato da una valida esperta, e con la pazienza e il confronto con mio marito, dopo diversi tentativi, una strada che mi permettesse di investire nuovamente in me e di non sentire più la pesantezza nel cuore.

È stata un’esperienza dura e ancora adesso, quando vedo le cicatrici emotive sul cuoricino di Edoardo (che si è vissuto tutta la mia depressione), mi fa male. Ma è grazie a questo percorso che sono diventata una donna sicura di me e delle mie capacità, scoprendo i miei limiti, le mie potenzialità per realizzarmi nel lavoro, nella famiglia e nel matrimonio.

Sabrina

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