Lettera a una mamma che aspetta il terzo figlio

Cara Ilaria,

di te so solo poche cose, tra cui che sei donna e che sei madre di due figli. Quindi su certi argomenti ho ben poco da insegnarti. Però, senza voler entrare nella retorica sul cameratismo tra donne (che poi a me le carognate più grandi nella vita le hanno fatte proprio le donne, di cui la peggiore è stata fatta da una madre di tre figli), posso affermare, con una certa sicurezza, che racchiudi in te il potenziale genetico, fisico e intellettuale per poter fronteggiare una terza gravidanza, un terzo parto e una terza maternità.

Poi certo, bisogna tirare fuori gli attributi. Senza false modestie: non è da tutti fare tre figli, come non è da tutti farne due o farne uno. Cioè, per carità: a farli ci vuol poco, non c’è bisogno di spiegare come. Poi però per essere un genitore ci vuole ben altro. Ci vuole coerenza, ci vuole amore, passione, ci vuole dedizione, empatia, abnegazione, resilienza, tenacia, energia da vendere, memoria (una cacchio di memoria con tre che non ti posso spiegare!), ci vogliono anche i soldi (non siamo ipocriti), ci vuole tempo, infinito tempo (non basta mai!), ci vogliono rinunce e programmazione, fantasia, allegria, costanza e quant’altro.

Però non ti spaventare: tutte queste caratteristiche sono già racchiuse in te, in quanto essere femminile (la natura è molto furba), devi solo saperle individuare. E poi crederci. Crederci sempre, andare avanti per la tua strada, perché certamente è quella giusta, tenendo al margine i consigli delle nonne, i pareri delle pescivendole, le esperienze delle cugine. Anche le opinioni delle amiche, a volte. I tuoi figli sono tuoi, e tu con conoscenza e coscienza, sai cosa è meglio per loro. Devi saperlo, ché la madre sei tu. Quindi, senza mai escludere la possibilità di sbagliare, e sempre con le migliori intenzioni, col massimo dell’impegno che in ogni dato momento (mica è sempre uguale, eh!) è possibile investire, sei tu chi scrive il copione del tuo progetto di famiglia, con la lucidità e la serenità di chi percorre la strada corretta.

Poi, per carità, se accanto hai un uomo come si deve, che non è che “ti aiuta”, come si suol dire maschilisticamente, ma svolge semplicemente il suo ruolo in maniera responsabile e presente (prima di tutto a sé stesso!), allora è oro che cola. Non troverai nessun ostacolo.

Vuoi che ti dica che è una passeggiata? Non lo è.

Che va sempre tutto da paura? Non è vero.

Che non succedono mai casini? Figurati… quelli sono all’ordine del giorno.

Così come i litigi, le scritte e i disegni in luoghi non convenzionali, i guanti persi, i pantaloni strappati, le montagne di vestiti da lavare, le briciole sparse negli angoli più remoti della casa e dell’automobile, le merendine marcite negli zainetti, e quello che noi mamme temiamo di più: l’errore. Ho sbagliato a mettere le mutande di Greta a Irene (maledico mia madre che me le regala tutte uguali!

Regola n.1: comprare mutande, calzini e in generale qualsiasi oggetto confondibile di fantasie e colori diversi per ogni figlio, possibilmente individuando un criterio logico che ne faciliti l’identificazione); ho sbagliato giorno del colloquio con la maestra; confuso il giorno della ginnastica con quello dell’inglese; ho sbagliato l’orario del nuoto; mi sono scordata il cambio; non ho lavato il grembiulino; ho dimenticato l’appuntamento con la pediatra; non ho portato con me le salviette umide (Regola n.2: disseminare il mondo di pacchi di salviette umide).

Non fa niente, quasi nulla è irrimediabile. Bisogna imparare a perdonarsi, ad accettare i propri limiti. I miei sono diversi dai tuoi, e nessuno dei due modi di essere è meglio dell’altro. Ma devi sapere che il tuo standard mammesco non sarà più come quando ne avevi uno solo, perché in certi momenti regnerà il caos. Dovrai solo imparare a ridere di te stessa, a fare spallucce di fronte a certe situazioni, e soprattutto a educare i tuoi figli il più possibile, stando sempre sul pezzo, incidendo nastri a ripetizione, stabilendo routine nauseabonde, dando mille volte le stesse istruzioni, affinché le tue giornate girino quantomeno in un unico senso. Con tutti gli intoppi del caso, quelli ci stanno sempre, ma responsabilizzare ogni membro della famiglia (dico OGNI membro della famiglia) è fondamentale affinché tutti manteniate la sanità mentale.

Altro aspetto super importante è la fratellanza: sentimento essenziale, insuperabile nella sua nobiltà e in questo caso assolutamente indispensabile alla sopravvivenza del nucleo familiare. Devi inculcare nei tuoi figli l’idea che i fratelli/sorelle sono la cosa migliore, più meravigliosa, incredibile ed eccezionale che mamma e papà possono fare per loro. Devono essere disposti a dare la vita per i fratelli!

Regola n.3: abolire la proprietà tra fratelli. Mai quella dei genitori. Super importante. Non significa che non ci siano oggetti personali, significa fare della condivisione uno stile esistenziale, una condicio sine qua non dello stare insieme, una norma basilare del gioco. Insegnando però anche il rispetto di alcune categorie:

1. il “gioco nuovo” (le prime volte il legittimo proprietario ha diritto di veto assoluto);

2. l’oggetto delicato o pregiato, o importante (tipo i compiti del fratello o della sorella maggiore), assolutamente off-limits;

3. attaccamento sentimentale verso oggetti particolari (tipo il peluche preferito o un regalo di un nonno lontano);

4. oggetti specificatamente personali (tipo spille col nome o analoghi);

5. età dell’interlocutore: insegnare a cedere in funzione dei diversi livelli di acquisizione cognitiva.

Da qui viene spontaneo parlare della Regola n.4: insegnare le differenze pur nell’uguaglianza. “Mamma, perché non mi aiuti più a fare la doccia?” “Perché l’ho fatto per nove anni, e quando avevi l’età delle tue sorelle ti aiutavo”. Devono sapere che man mano che vanno acquisendo doveri e perdendo diritti, acquisiscono diritti nuovi più eccitanti e stimolanti per la loro età.

Le regole non finiscono mai, ognuno può scrivere le proprie, ché quel che va bene per me forse non va bene per te. Volevo solo trasmetterti il senso, che è quello di sapere esattamente cosa fai e dove vai in ogni momento, col tuo stile e i tuoi ritmi ma sempre con tutto il tuo amore e soprattutto il tuo buonsenso. Spero di averti fatto sorridere.

Le figlie sono la cosa più incredibile che la vita mi abbia regalato, l’unica per cui valga veramente la pena fare tutto quello che fai, più di qualsiasi altro investimento. E quando dico qualsiasi altro intendo proprio questo.

Per cui che vuoi che ti dica? È semplice? No, però è meraviglioso. È divertente, è avventuroso, è arricchente, è pieno di soddisfazioni e di sorprese, pieno di amore, pieno di gioia, e anche di preoccupazioni (sperando che siano sempre piccole); ti succhiano le energie come delle sanguisughe ma le restituiscono con gli interessi. Insomma: è fantastico.

Per concludere voglio solo dirti che sto aspettando la quarta (femmina, anche questa). Non è stata una scelta. È stato uno di quegli eventi che nella vita ti capitano un po’ perché li lasci capitare, un po’ perché era ciò che toccava. È stata una sorpresa, avevamo chiuso i rubinetti, regalato vestiti, passeggini, culle e quant’altro. Nulla ci rimaneva. Poi il pensiero di una nuova vita che cresceva in me – chissà a chi somiglierà? Come la chiameremo? – ha preso piede nella mia mente e nel mio cuore, riportandomi all’immagine di quei corpicini minuti e fragili tra le mie braccia, alle ore di allattamento, al loro respiro rapido nel silenzio nella notte e a tutte quelle cose dolci che una mamma apprezza della propria maternità.

Ho assistito a come le mie figlie hanno accolto la notizia: con sincero entusiasmo e curiosità, fretta di averla già tra noi, di cambiarla, di giocarci, di conoscerla. E lì ho pensato: ho fatto un buon lavoro.

E allora ho percepito che sarà facile, che non sarà come la prima, né come la seconda, né come la terza: avrò la mia esperienza e la mia organizzazione, il mio coraggio e la forza infinita, avrò l’aiuto (non sempre desiderato) delle sorelle, la presenza fisica, mentale ed emotiva del padre, più consapevole che mai. Sarò scafata come chi le ha viste quasi tutte e non teme più nulla, dai pidocchi ai vomiti notturni, dalla scarlattina al pavor nocturnus, dalla meningite ai punti di sutura in fronte, dal pannolino pieno di cacca alla prepubertà.

La mia quarta gravidanza mi ha colto nel momento più buio della mia vita, e ti assicuro, cara Ilaria, che è stata la mia ancora di salvezza, traghettandomi necessariamente verso il futuro quando anche il presente mi pesava, riportando continuamente i miei pensieri alla meravigliosa magia dell’esistenza, ricordandomi la persona che sono, la madre che sono diventata e la meravigliosa innata (ma messa in atto consapevolmente) capacità di essere madre.

In bocca al lupo, di cuore.

Laura

PS: Non tralasciare mai di ritagliarti degli spazi, per quanto piccoli, devono essere inviolabili. E non dimenticarti della coppia. A volte sembra secondario, invece il trucco sta tutto lì.

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