“Fare cose” con i bimbi e senza stress

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Ormai da un anno siamo diventati tutti esperti di creatività, maneggiatori abili di colla a caldo, creatori di paste modellabili e ovviamente mastri impastatori. Da mamma, ben prima che la pandemia ci richiedesse queste competenze, ho sempre amato “fare cose” con i miei bambini.

E’ possibile “fare cose” con i bambini senza stress?

“Fare cose”: lo scrivo così, mettendo una dopo l’altra due parole che la mia maestra diceva non andrebbero mai usate, perché troppo generiche, banali, informi. Invece io le uso apposta perché rispecchiano pienamente ciò che voglio dire: sono un contenitore che prende la forma che ognuno vuole e può dare loro. Ben rappresentano la voglia di creare che ho sempre avuto e che i miei figli hanno risvegliato quando si era assopita. Nel mio fare cose con i bambini ho scoperto alcuni aspetti cruciali, che possono permetterci di godere con gioia il tempo creativo in famiglia senza stressarci.

1. L’organizzazione è tutto, per non rischiare di trascorrere più tempo a pulire che nell’attività.

Avete presente? Laboratorio stimolante, sensoriale, montessoriano, ecc. che impegna il bimbo per 13/14 minuti… e il genitore per un’ora e mezza per rendere nuovamente abitabile la casa.

2. Lo scopo dell’attività, il suo senso vero, risiede nel processo e non nel risultato finale.

Per dirla con più simpatia: e se la preparazione del lavoretto fosse il lavoretto stesso?

Facile a dirsi, poi però capita che il desiderio di veder creare qualcosa di bello dai nostri bimbi, e magari risolvere così i regali per tutto il parentame, faccia dimenticare lo scopo di partenza. Sarà che un bel risultato fa piacere, sarà che la vocina dentro di noi che urla “Si fa così e non così!” è difficile da mettere a tacere, ma di fatto si corre il rischio di trovarsi tutti insoddisfatti.

E allora, come si fa? Un’idea può essere questa: si predispone il materiale, preparando una postazione di lavoro per ogni figlio e una per noi. E poi ci si sporca le mani e ci si butta nella mischia! Desideriamo tanto creare l’albero dell’autunno con le impronte delle mani poste come se fossero le foglie colorate? Facciamolo noi, invitando i nostri figli ad imitarci se lo desiderano, ma lasciandoli liberi di sperimentare all’interno di una “cornice/limite” chiara e ben definita. Nel nostro caso la cornice è: “si dipinge solo sui fogli”.

Se poi dobbiamo dimostrare alla prozia che siamo delle pronipoti modello e per il suo compleanno vogliamo donarle un lavoretto con le impronte dei nostri bambini, possiamo fare in questo modo:

· chiediamo la collaborazione ai nostri figli (“Vi ricordare zia Sara? Vorrei tanto farle un regalo con i fiori dipinti con i vostri piedini, vi va di aiutarmi? Dobbiamo seguire delle istruzioni molto precise, altrimenti i vostri piedini non sembreranno dei tulipani.”);

· forniamo indicazioni brevi e precise;

· dopo che ci siamo tolti il pensiero del lavoretto, lasciamo un tempo per la creatività libera.

3. Conosco il mio limite e lo rispetto.

Nel mio percorso di crescita come persona e come mamma, ho scoperto quanto sia fondamentale ascoltarsi e rispettare i propri limiti, evitando di creare situazioni che possano mettere alla prova i nostri nervi.

Per esempio, io amo fare impasti con farina di qualità (la 00 entra in casa mia solo per la pasta di sale) e, quando il mio primogenito aveva circa due anni, l’idea di sprecare la farina 1 o 2 perché faceva cadere mezza pastafrolla per terra mi infastidiva molto.

Durante l’attività mi stressavo ed ero nervosa, anche se tutto procedeva tranquillamente. Ho risolto in questa maniera: quando volevo far sperimentare lui, compravo la pastafrolla (o la base per la pizza) già pronta e mi godevo mio figlio che armeggiava con formine e fantasia. Altre volte, preparavo io l’impasto e lo utilizzavo quasi tutto durante il suo pisolino, per poi dare a lui la possibilità di sperimentare con una porzione che nella mia mente avevo già dichiarato “persa” (e poi magari persa non lo era affatto!). Ora che il mio primogenito è cresciuto e nel frattempo sono arrivati altri due bimbi, sono molto più serena su questo aspetto e non uso più queste accortezze, ma l’importanza di rispettare i miei limiti (o almeno di provarci!) rimane un punto importante nel mio essere mamma.

4. Tutti insieme… ma come?

Sul web si trovano ormai moltissime proposte di attività con i bambini, dalle più semplici alle più complesse, da quelle più stimolanti a quelle più effetto wow. Quello che manca però sono le strategie per adattare queste attività alle diverse età.

Per me non sarebbe pensabile coinvolgere solo uno o due dei miei figli e, se ci può essere l’eccezione di un’attività da fare quando il più piccolo dorme o sta con il papà, questa comunque non è la normalità. Se nei primi mesi il problema non si pone perché l’ultimo arrivato trascorre il tempo dormendo in fascia o ciucciando, dopo la situazione diventa più complicata. Personalmente ho trovato difficile il periodo tra i 6 e i 18 mesi della mia mezzana, che a quell’età aveva un desiderio fortissimo di imitare il fratello ma era ancora in piena fase orale e metteva tutto in bocca, e sto rivivendo la stessa situazione adesso con il mio terzogenito di 10 mesi. Con qualche accorgimento le attività si possono adattare anche ai piccolissimi ed è bellissimo vederli tutti e tre intenti a sperimentare, ognuno a suo modo e con le sue competenze.

Mettendo insieme questi aspetti, mi sono venute in mente tre attività che per i miei standard li soddisfano, e che piacciono moltissimo ai miei bambini. Non sono proposte spettacolari, sono però attività che ho sfruttato tanto soprattutto nei momenti di stanchezza, durante i mesi di nausee forti dell’ultima gravidanza o i viaggi di lavoro di mio marito. Sono proposte che, forse, possono aiutare a far girare un pomeriggio che parte un po’ storto o rallegrare una giornata di pioggia o di quarantena. Le attività sono rielaborate da me e ispirate alla mia infanzia e a laboratori a cui ho partecipato come mamma.

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Pennelli in mano

A scuola odiavo educazione artistica. Mi sentivo incapace come non mai. Sono diventata mamma e ho riempito la casa di tempere, acquerelli, pennarelli, acrilici, fogli di tutte le forme e dimensioni. E anche di macchie. Ecco le mie strategie per divertirsi con i colori creando il minor sporco possibile:

· Base: tavolo ricoperto con una tovaglia cerata, rivestita a sua volta dai volantini pubblicitari dei supermercati attaccati con nastro adesivo.

· Colori: tempere già pronte nei contenitori delle uova. Mi occupo io di versare le tempere e lascio degli spazi vuoti in modo che possano creare le sfumature che preferiscono.

· Regole: le tempere le versa la mamma e la mamma sciacqua i pennelli (ogni bimbo ha 4 pennelli così non mi devo alzare ogni 5 minuti).

· E il piccolo? Ha il suo contenitore di uova riempito di “colori mangiabili”: yogurt bianco o panna spray colorati con gocce di coloranti alimentari o spezie, ma anche purea di verdure, hummus, passata di pomodoro. Ha il suo foglio e può godersi la magia di lasciare il segno con le sue manine, mentre assaggia, mischia e sperimenta.

Pasta di sale e laboratorio dei profumini

Come piano di lavoro, usiamo il tavolo rivestito come nell’attività precedente. La ricetta della pasta di sale è quella classica (una tazza di sale, una di farina e una di acqua, aggiustando le quantità per avere la consistenza desiderata), naturale o colorata con spezie o coloranti alimentari. Abbiamo sperimentato pasta rosa con la barbabietola già cotta (che la mia treenne ha adorato) e pasta verde con gli spinaci spadellati e frullati.

Fornisco ai bimbi teglie, pentolini, posate, un paio di formine, mattarello e libertà. Di solito loro preferiscono giocare e pasticciare piuttosto che costruire delle forme da lasciar seccare. Una cosa che i miei bambini adorano è poi aggiungere ai loro pasticci quelli che chiamano “profumini”, cioè aromi e spezie. Ne verso la quantità che ritengo “sprecabile” nei pirottini per muffin e li lascio liberi di gestirsi. Ammetto di aver comprato spezie improbabili per il mio palato solo per il gusto di farli sperimentare. Il piccolo può usare e assaggiare tutto, vigilando perché ovviamente esiste sempre il rischio di soffocamento.

Giochi di ruolo e prove da superare

I miei bambini adorano i pirati. Nel lungo autunno del 2019 io ero davvero ko per le nausee della mia terza gravidanza, ma desideravo dare un po’ di tono ai nostri pomeriggi. Così, con pochi vestiti arrangiati, li ho mascherati e ho iniziato a dare loro delle prove da superare per arrivare al tesoro. È stata la svolta!

Loro si sono entusiasmati da subito e questo gioco ci accompagna ancora adesso. Le prove possono essere inventate apposta (noi per esempio costruiamo percorsi con i libri sul pavimento e bisogna camminarci sopra facendo attenzione a non cadere per non essere morsi dai coccodrilli) o essere funzionali: presto, ritiriamo le vele dallo stendino/albero maestro e pieghiamole prima che la tempesta le rovini! È un modo divertente affinché i nostri figli collaborino, soprattutto se siamo tante ore da sole con loro. Alle nostre prove si sono aggiunte anche cacce al tesoro: si tratta di cercare in casa bigliettini con forme o lettere. Nel secondo caso è bellissimo vedere come il mio grande spieghi alla mezzana cosa debba cercare. Il tesoro è sempre accolto come una sorpresa, anche se si tratta soltanto della merenda.

Buon divertimento a tutti!

Diletta

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