Nonni, nipoti e coronavirus

Mia mamma e mio papà, la mamma e il papà di mio marito sono i quattro meravigliosi nonni dei nostri quattro bimbi. Nonni dal cuore grande, nonni sempre pronti, nonni con una scorta infinita di coccole, di sorrisi e di pazienza.

Li abbiamo visti fare di tutto. Svelare il loro lato più tenero con l’arrivo della nostra prima figlia, accogliere con pura gioia la notizia dell’arrivo dei tre gemelli, inventarsi modi per essere presenti e di aiuto, sostegno per noi genitori e rifugio per i nostri bimbi. Le nonne ad aiutarci con la cucina, con le lavatrici; i nonni a montare qualsiasi cosa, ad accompagnarci da pediatri e in ambulatori. Camminate lunghissime con i passeggini per far riposare i nipoti… e noi genitori!

Li abbiamo visti godere pienamente della compagnia dei bimbi! Carponi a fare gli asinelli, nascosti in angoli improbabili a giocare a nascondino. Rispolverare giochi di memoria storica, come “gigino gigetto” (con pezzetti di scottex sulle dita), “indovina dov’è?” (con le mani nascoste dietro la schiena e una monetina in una di esse), braccio di ferro. Ballare, leggere, cucinare insieme, fare la salsa di pomodoro, andare sulle giostre, buttarsi a rotta di collo giù dalla montagna col bob, fare tuffi in piscina, recitare storie.

Li abbiamo visti insegnare ai bimbi a scendere dal letto senza farsi male, a soffiarsi il naso, a mangiare composti a tavola.

Li abbiamo visti sostenere continuamente i nipoti con applausi ai loro primi passi, alle filastrocche imparate a memoria, alle pedalate in bici da soli, ai dentini che cadono.

Li abbiamo visti amare senza riserve. Sopportare capricci, risolvere dispute, accontentare quando possibile, spiegare, ma anche riprendere, quando necessario. Viziare.

Poi il COVID-19. Improvvisamente i nonni diventano fragili, esposti, da proteggere. Per loro il coronavirus può essere ovunque, ma non nei loro nipoti! Per noi, loro figli, può essere ovunque, anche nei loro nipoti, e scatta l’istinto di protezione.

Per fortuna abitiamo tutti nello stesso comune, così, durante il lockdown, ci siamo inventati modi sicuri di stare insieme: loro in giardino, noi in casa, una zanzariera a dividerci, ma a permettere di vederci. Mascherine, gel, tavolini per merende, uno dentro e l’altro fuori: insieme, ma a distanza. Giochi dei mimi, lettura dei libri, spettacoli da improvvisare: per condividere in sicurezza.

D’estate abbiamo deciso tutti insieme di non frequentare nessun altro, di stare liberamente insieme in famiglia. Così abbiamo trascorso le vacanze tra di noi, apprezzando nuovamente la vicinanza e i pasti condivisi. Poter tornare a casa dei nonni e giocare con loro, a contatto, che felicità!

Poi settembre e il ritorno in comunità. Di nuovo gel, mascherine, di nuovo la sicurezza al primo posto. Di nuovo niente più visite ai nonni, niente più pranzi allo stesso tavolo. Meglio il parchetto, l’aria aperta, al massimo vengono loro a trovarci, proteggendosi come se andassero al supermercato.

Che confusione!

Come spiegare tutto questo ai bimbi? Abbiamo preso la casa delle bambole. Abbiamo messo le mascherine ai nonni della casetta e abbiamo fatto una simulazione: i nonni che vanno a trovare i nipoti. Recitando, i bimbi hanno posto le loro domande:

– Perché mettete di nuovo la mascherina? Ci possiamo abbracciare? Possiamo venire a casa vostra?

E nel gioco arrivavano le soluzioni:

– Abbiamo la mascherina, ma possiamo vederci benissimo negli occhi e chiacchierare! Non ci possiamo abbracciare con le braccia, ma stare insieme è un abbraccio del cuore e possiamo fare piede-piede, gomito-gomito, che è divertente! Adesso non potete venire da noi, ma ci tornerete! Intanto veniamo noi da voi! E andiamo al parco e giochiamo!

Come far accettare tutto questo ai nonni? Parlando apertamente del nostro bisogno di figli di vederli star bene, accogliendoli ogni volta come fosse una festa, facendo disegni per loro, videochiamate.

È faticoso. Ma necessario.

Cena di capodanno. Giro di tavolo. “Bimbi, salutiamo il 2020! Ognuno di noi dice che cosa gli ha portato di bello quest’anno!”. Prima risposta, mia figlia di 4 anni e mezzo: “L’antivirus (il vaccino), che fa andare via questo brutto coronavirus!”… e tutti a urlare: “Sììììììììì”. Tra i bimbi è scattato anche l’applauso. Mentre io e mio marito ci guardavamo. Mille pensieri nel silenzio.

È facile per noi essere genitori e figli in pandemia. Da genitori possiamo vivere serenamente la fisicità con i nostri figli e da figli possiamo chiacchierare tranquillamente in sicurezza con i nostri genitori. Non è facile essere nipoti e nonni. Mettere la sicurezza davanti all’istinto, la protezione davanti alla condivisione, la testa davanti al cuore.

A scuola le maestre di mio figlio hanno trovato una formula magica per rovesciare la prospettiva. Non un metro di distanza, ma un metro di vicinanza. Ed è così che vogliamo vivere: vicini un metro!

Ninna